“L’inimmaginabile è accaduto”: a 30 anni dalla caduta del muro di Berlino

IMG_5505Centro Culturale San Benedetto – Centro Culturale San Protaso – Russia Cristiana hanno organizzato la serata per ricordate quanto avvenuto e le ragioni che portarono alla fine del comunismo. il ruolo dei cristiani, ma anche la deprivazione dell’umano portata dal comunismo, e le diversità regionali con cui è finito il socialismo reale. E’ intervenuto il prof. Adriano Dell’Asta professore di lingua e letteratura russa all’Università Cattolica di Milano.

 

Lettera pastorale di SE Mons Delpini “Situazione è occasione”.

 

Lunedi 23 Settembre 2019 presso la sala Parrocchiale della parrocchia Madonna dei poveri si è svolto l’incontro con don Gianluca Bernardini, responsabile del Servizio per il Coordinamento dei Centri Culturali Cattolici, per approfondire la Lettera pastorale dell’Arcivescovo Mons Delpini “Situazione è occasione”.

 

Guarda il video dell’intervento di don Gianluca Bernardini

 

La Milano di Leonardo e Ludovico

In occasione dei 500 anni della morte di Leonardo Da Vinci CCC San Benedetto, CSA Petrarca e Antica Credenza di Sant’Ambrogio
hanno presentato LA MILANO DI LEONARDO E LUDOVICO
Relatrice Adriana Scagliola, Membro dell’Antica Credenza di Sant’Ambrogio
Sabato 8 giugno 2019 presso Villa Linterno del Petrarca via Fratelli Zoia 194 Milano

 

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IL VIDEO DELLA CONFERENZA

 

MILANO E LA GRANDE GUERRA – Video

cover_Milano e la Grande GuerraEcco i video della presentazione del Libro di Luca e Paolo Tanduo
MILANO E LA GRANDE GUERRA
Protagonista nel dibattito politico e nel fronte interno

Introduzione del Parroco della Parrocchia San Gioachimo don Marco Brusca e di Angelo Lorenzi della casa editrice Mimep-Docet.

Il libro è stato presentato dagli autori

 

 

 

Milano e la Grande Guerra

MILANO E LA GRANDE GUERRA
Protagonista nel dibattito politico e nel fronte interno – Luca e Paolo Tanduo

Presentato il libro Giovedì 16 Maggio presso la Parrocchia San Giochimo


Milano fu protagonista durante la Prima guerra mondiale: in prima linea
nell’accoglienza e nell’assistenza dei profughi, durante il conflitto è stata anche la città
che contribuì in maniera significativa alla sottoscrizione del debito di guerra. Il lavoro
illustra le difficoltà che le persone dovettero affrontare nella vita quotidiana e le
risposte che furono date dall’amministrazione di allora e dalla città intera, comprese le
diverse categorie produttive, al bene comune della gente.
Milano fu centrale anche dal punto di vista politico, il dibattito sull’interventismo e il
neutralismo fu ampio e diffuso. Cosi, attraverso diversi episodi che avvennero a
Milano, gli autori raccontano la politica nazionale di quegli anni.
Il testo approfondisce, in particolare, il ruolo che ebbero i cattolici: da Milano
proveniva una delle figure più importanti del cattolicesimo politico di quei tempi,
Filippo Meda, convinto neutralista ma che in modo pragmatico dopo l’entrata in guerra
dell’Italia ne sostenne gli sforzi e la causa diventando il primo cattolico deputato a
entrare nel governo dopo la rottura tra Stato e Chiesa che era avvenuta con il
processo risorgimentale dell’unità d’Italia.
La Chiesa in occasione della guerra svolse un ruolo di mediazione politica importante,
e cercò di porre fine all’«inutile strage», la nota del 1917 fu solo l’aspetto più
conosciuto di questo impegno che la portò ad adoperarsi per i prigionieri di guerra, per
i profughi e per le popolazioni colpite dalla guerra in tutta Europa. A Milano il
Cardinale Ferrari fu protagonista di questo impegno.

La mostra
Luca e Paolo Tanduo sono anche i curatori della mostra Grande Guerra Politica Chiesa
Nazioni visitabile, dal 16 al 26 maggio, presso la parrocchia di San Gioachimo a
Milano (ingresso da via Gustavo Fara, 2 – zona stazione Centrale).

invito_16maggio2019

RICOSTRUIRE L’EUROPA A PARTIRE DAI VALORI

 

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Il Centro Culturale Cattolico San Benedetto e la Fondazione Vittorino Colombo hanno organizzato una serata sul tema RICOSTRUIRE L’EUROPA A PARTIRE DAI VALORI presso la PARROCCHIA San Giuseppe Calasanzio. Sono intervenuti Andrew Spannaus giornalista e analista americano, autore del libro “La rivolta degli elettori. Il ritorno dello stato e il futuro dell’Europa” e Mattia Francesco Ferrero Delegato Attività internazionali Unione Giuristi Cattolici Italiani. Ha moderato al serata Paolo Tanduo

 

Siria Testimonianze di Giuseppe Caffulli e Fra Ibrahim Alsabagh parroco di Aleppo.

Abbiamo invitato Giuseppe Caffulli, Giornalista, direttore della rivista Terrasanta, appena tornato da un viaggio in Siria, che ci ha aiutato a capire cosa accade oggi li con il suo racconto diretto. Abbiamo ascoltato anche un’intervista a Fra Ibrahim Alsabagh parroco di Aleppo.

In Siria i frati della Custodia di Terra Santa sono quindici e sono presenti in varie zone: Latakia; Damasco (Damasco-Bab Touma, Damasco-Salieh, Damasco-Tabbaleh, Maarat Sidnaya); Aleppo (Aleppo-Azizieh, Aleppo-Er Ram, Aleppo Centro Sant’Antonio, Slenfe); in alcuni villaggi della valle Orontes Kanye,  Yacoubieh).

Associazione pro Terra Sancta coordina centri di emergenza, assistenza e sviluppo operando in particolare a Damasco, Aleppo, Latakia e Knayeh, Yacubieh.

L’intervento si articola in queste principali attività:

1. Aiuto e sostegno ai più poveri

  • Distribuzione di pacchi alimentari e beni di prima necessità
  • Distribuzione di acqua tramite pozzi
  • Distribuzione di gasolio per elettricità e riscaldamento

2. Interventi sanitari e distribuzione di medicinali

  • Distribuzione di medicinali
  • Copertura spese per interventi ospedalieri
  • Sostegno ai tre ospedali cristiani ad Aleppo e Damasco

3. Studio, educazione per bambini e giovani

  • Sostegno ad asili e centri giovanili
  • Creazione di spazi di studio
  • Creazione di spazi di dialogo e condivisione

Come puoi aiutare l’operato dei Francescani in Siria 

Viaggio Apostolico negli Emirati Arabi Uniti: Incontro interreligioso

Una nostra lettera pubblicata su Avvenire

Buongiorno direttore

Siamo rimasti molto colpiti dal viaggio negli Emirati Arabi Uniti di papa Francesco. Una visita storica come la stessa messa allo stadio: un evento e un’immagine che raccontano meglio di molte parole. Per la prima volta in un paese della penisola arabica si è celebrata una messa in pubblico. Un segnale di un desiderio che qualcosa cambi forse. Una grande speranza. Il modo islamico fino ad oggi schiacciato dal fondamentalismo islamico forse sta cercando una via per uscire da un tunnel di violenza che ha purtroppo radicalizzato una sua parte significativa.

Papa Francesco in un bellissimo discorso ha indicato come via la condanna la violenza nel nome di Dio, la reciprocità, il  riconoscerci tutti fratelli, garantire la libertà religiosa e la stessa dignità ad ogni uomo e ha indicato anche il modo, “il giusto atteggiamento non è né l’uniformità forzata, né il sincretismo conciliante: quel che siamo chiamati a fare, da credenti, è impegnarci per la pari dignità di tutti, in nome del Misericordioso che ci ha creati e nel cui nome va cercata la composizione dei contrasti e la fraternità nella diversità”.

Ringraziamo Dio per questo momento storico convinti che sia una tappa importante per la costruzione di un mondo in cui si superino le divisioni.

Luca e Paolo Tanduo

 

PAPA FRANCESCO

UDIENZA GENERALE

Aula Paolo VI
Mercoledì, 6 febbraio 2019

w2.vatican.va/content/francesco/it/audiences/2019/documents/papa-francesco_20190206_udienza-generale.html

Per la prima volta un Papa si è recato nella penisola arabica. E la Provvidenza ha voluto che sia stato un Papa di nome Francesco, 800 anni dopo la visita di san Francesco di Assisi al sultano al-Malik al-Kamil. Ho pensato spesso a san Francesco durante questo Viaggio: mi aiutava a tenere nel cuore il Vangelo, l’amore di Gesù Cristo, mentre vivevo i vari momenti della visita; nel mio cuore c’era il Vangelo di Cristo, la preghiera al Padre per tutti i suoi figli, specialmente per i più poveri, per le vittime delle ingiustizie, delle guerre, della miseria…; la preghiera perché il dialogo tra il Cristianesimo e l’Islam sia fattore decisivo per la pace nel mondo di oggi.

[…]

In un’epoca come la nostra, in cui è forte la tentazione di vedere in atto uno scontro tra le civiltà cristiana e quella islamica, e anche di considerare le religioni come fonti di conflitto, abbiamo voluto dare un ulteriore segno, chiaro e deciso, che invece è possibile incontrarsi, è possibile rispettarsi e dialogare, e che, pur nella diversità delle culture e delle tradizioni, il mondo cristiano e quello islamico apprezzano e tutelano valori comuni: la vita, la famiglia, il senso religioso, l’onore per gli anziani, l’educazione dei giovani, e altri ancora.

Negli Emirati Arabi Uniti vive circa poco più di un milione di cristiani: lavoratori originari di vari Paesi dell’Asia. Ieri mattina ho incontrato una rappresentanza della comunità cattolica nella Cattedrale di San Giuseppe ad Abu Dhabi – un tempio molto semplice – e poi, dopo questo incontro, ho celebrato per tutti. Erano moltissimi! Dicono che tra quanti erano dentro lo stadio, che ha capacità per 40 mila, e quanti erano davanti agli schermi fuori dello stadio, si arrivava a 150 mila! Ho celebrato l’Eucaristia nello stadio della città, annunciando il Vangelo delle Beatitudini. Nella Messa, concelebrata con i Patriarchi, gli Arcivescovi Maggiori e i Vescovi presenti, abbiamo pregato in modo particolare per la pace e la giustizia, con speciale intenzione al Medio Oriente e allo Yemen.

Cari fratelli e sorelle, questo Viaggio appartiene alle “sorprese” di Dio. Lodiamo dunque Lui e la sua provvidenza, e preghiamo perché i semi sparsi portino frutti secondo la sua santa volontà.

Tratto dal sito http://w2.vatican.va/content/francesco/it/events/event.dir.html/content/vaticanevents/it/2019/2/4/incontro-interreligioso.html

INCONTRO INTERRELIGIOSO

DISCORSO DEL SANTO PADRE FRANCESCO

Founder’s Memorial (Abu Dhabi)
Lunedì, 4 febbraio 2019

[…]

Con animo riconoscente al Signore, nell’ottavo centenario dell’incontro tra San Francesco di Assisi e il sultano al-Malik al-Kāmil, ho accolto l’opportunità di venire qui come credente assetato di pace, come fratello che cerca la pace con i fratelli. Volere la pace, promuovere la pace, essere strumenti di pace: siamo qui per questo.

EAU Papa logoIl logo di questo viaggio raffigura una colomba con un ramoscello di ulivo. È un’immagine che richiama il racconto del diluvio primordiale, presente in diverse tradizioni religiose. Secondo il racconto biblico, per preservare l’umanità dalla distruzione Dio chiede a Noè di entrare nell’arca con la sua famiglia. Anche noi oggi, nel nome di Dio, per salvaguardare la pace, abbiamo bisogno di entrare insieme, come un’unica famiglia, in un’arca che possa solcare i mari in tempesta del mondo: l’arca della fratellanza.

Il punto di partenza è riconoscere che Dio è all’origine dell’unica famiglia umana. Egli, che è il Creatore di tutto e di tutti, vuole che viviamo da fratelli e sorelle, abitando la casa comune del creato che Egli ci ha donato. Si fonda qui, alle radici della nostra comune umanità, la fratellanza, quale «vocazione contenuta nel disegno creatore di Dio»[1]. Essa ci dice che tutti abbiamo uguale dignità e che nessuno può essere padrone o schiavo degli altri.

Non si può onorare il Creatore senza custodire la sacralità di ogni persona e di ogni vita umana: ciascuno è ugualmente prezioso agli occhi di Dio. Perché Egli non guarda alla famiglia umana con uno sguardo di preferenza che esclude, ma con uno sguardo di benevolenza che include. Pertanto, riconoscere ad ogni essere umano gli stessi diritti è glorificare il Nome di Dio sulla terra. Nel nome di Dio Creatore, dunque, va senza esitazione condannata ogni forma di violenza, perché è una grave profanazione del Nome di Dio utilizzarlo per giustificare l’odio e la violenza contro il fratello. Non esiste violenza che possa essere religiosamente giustificata.

…]

Desidero perciò esprimere apprezzamento per l’impegno di questo Paese nel tollerare e garantire la libertà di culto, fronteggiando l’estremismo e l’odio. Così facendo, mentre si promuove la libertà fondamentale di professare il proprio credo, esigenza intrinseca alla realizzazione stessa dell’uomo, si vigila anche perché la religione non venga strumentalizzata e rischi, ammettendo violenza e terrorismo, di negare sé stessa.

La fratellanza certamente «esprime anche la molteplicità e la differenza che esiste tra i fratelli, pur legati per nascita e aventi la stessa natura e la stessa dignità»[2]. La pluralità religiosa ne è espressione. In tale contesto il giusto atteggiamento non è né l’uniformità forzata, né il sincretismo conciliante: quel che siamo chiamati a fare, da credenti, è impegnarci per la pari dignità di tutti, in nome del Misericordioso che ci ha creati e nel cui nome va cercata la composizione dei contrasti e la fraternità nella diversità. Vorrei qui ribadire la convinzione della Chiesa Cattolica: «Non possiamo invocare Dio come Padre di tutti gli uomini, se ci rifiutiamo di comportarci da fratelli verso alcuni tra gli uomini che sono creati ad immagine di Dio»[3].

[…]

L’educazione e la giustizia

Torniamo così all’immagine iniziale della colomba della pace. Anche la pace, per spiccare il volo, ha bisogno di ali che la sostengano. Le ali dell’educazione e della giustizia.

L’educazione – in latino indica l’estrarre, il tirare fuori – è portare alla luce le risorse preziose dell’animo. È confortante constatare come in questo Paese non si investa solo sull’estrazione delle risorse della terra, ma anche su quelle del cuore, sull’educazione dei giovani. È un impegno che mi auguro prosegua e si diffonda altrove. Anche l’educazione avviene nella relazione, nella reciprocità. Alla celebre massima antica “conosci te stesso” dobbiamo affiancare “conosci il fratello”: la sua storia, la sua cultura e la sua fede, perché non c’è conoscenza vera di sé senza l’altro. Da uomini, e ancor più da fratelli, ricordiamoci a vicenda che niente di ciò che è umano ci può rimanere estraneo[7]. È importante per l’avvenire formare identità aperte, capaci di vincere la tentazione di ripiegarsi su di sé e irrigidirsi.

Investire sulla cultura favorisce una decrescita dell’odio e una crescita della civiltà e della prosperità. Educazione e violenza sono inversamente proporzionali. Gli istituti cattolici – ben apprezzati anche in questo Paese e nella regione – promuovono tale educazione alla pace e alla conoscenza reciproca per prevenire la violenza.

I giovani, spesso circondati da messaggi negativi e fake news, hanno bisogno di imparare a non cedere alle seduzioni del materialismo, dell’odio e dei pregiudizi; imparare a reagire all’ingiustizia e anche alle dolorose esperienze del passato; imparare a difendere i diritti degli altri con lo stesso vigore con cui difendono i propri diritti. Saranno essi, un giorno, a giudicarci: bene, se avremo dato loro basi solide per creare nuovi incontri di civiltà; male, se avremo lasciato loro solo dei miraggi e la desolata prospettiva di nefasti scontri di inciviltà.

La giustizia è la seconda ala della pace, la quale spesso non è compromessa da singoli episodi, ma è lentamente divorata dal cancro dell’ingiustizia.

[…]

Una convivenza fraterna, fondata sull’educazione e sulla giustizia; uno sviluppo umano, edificato sull’inclusione accogliente e sui diritti di tutti: questi sono semi di pace, che le religioni sono chiamate a far germogliare. Ad esse, forse come mai in passato, spetta, in questo delicato frangente storico, un compito non più rimandabile: contribuire attivamente a smilitarizzare il cuore dell’uomo. La corsa agli armamenti, l’estensione delle proprie zone di influenza, le politiche aggressive a discapito degli altri non porteranno mai stabilità. La guerra non sa creare altro che miseria, le armi nient’altro che morte!

La fratellanza umana esige da noi, rappresentanti delle religioni, il dovere di bandire ogni sfumatura di approvazione dalla parola guerra. Restituiamola alla sua miserevole crudezza. Sotto i nostri occhi sono le sue nefaste conseguenze. Penso in particolare allo Yemen, alla Siria, all’Iraq e alla Libia. Insieme, fratelli nell’unica famiglia umana voluta da Dio, impegniamoci contro la logica della potenza armata, contro la monetizzazione delle relazioni, l’armamento dei confini, l’innalzamento di muri, l’imbavagliamento dei poveri; a tutto questo opponiamo la forza dolce della preghiera e l’impegno quotidiano nel dialogo. Il nostro essere insieme oggi sia un messaggio di fiducia, un incoraggiamento a tutti gli uomini di buona volontà, perché non si arrendano ai diluvi della violenza e alla desertificazione dell’altruismo. Dio sta con l’uomo che cerca la pace. E dal cielo benedice ogni passo che, su questa strada, si compie sulla terra.

 

Papa Francesco negli Emirati Arabi Uniti – Giuseppe Caffulli

 

Abbiamo riletto l’incontro svoltosi negli Emirati Arabi Uniti sottolineando le novità e la portata storica dell’evento e i segni di speranza che porta inserendo anche un rilettura del contesto in cui si trovano oggi i cristiani nella Penisola Arabica, per questo abbiamo invitato Giuseppe Caffulli, Giornalista, direttore della rivista Terrasanta. Caffulli ci ha aiutato a rileggere al situazione oggi nella penisola arabica e come sia nato questo incontro. 

 

PAOLO VI SANTO DELLA VITA E DELL’ARTE

Il Centro Culturale San Benedetto, Centro Culturale San Protaso, Movimento per la Vita Ambrosiano, CLOMB hanno organizzato  Giovedì 8 NOVEMBRE 2018 l’incontro PAOLO VI SANTO DELLA VITA E DELL’ARTE.

Sono intervenuti Luca Frigerio scrittore, giornalista e critico d’arte, redattore dei media della Diocesi di Milano e Angelo De Lorenzi giornalista pubblicista, autore del libro “Paolo VI Il santo della vita”

Angelo De Lorenzi ripercorrendo al vita di Giovanni Battista Montini ha evidenziato come la sua azione sia sempre stata caratterizzata da “apertura”, una choesa i uscita diremmo oggi, da “missionarietà”, da “carità”, da attenzione al “dialogo con il mondo dalla cultura”, da “ecumenismo”. Centrale nel suo pontificato e nella sua vita fu anche l’attenziona alla vita, con uno sguardo integrale all’uomo, come nell’enciclica Humane Vitae ma anche nel tentativo di salvare la vita al suo amico Aldo Moro.

Ricordiamo le parole con cui Paolo VI introdusse l’enciclica Humane VitaeLe nostre parole hanno oggi un tema obbligato dalla Enciclica, intitolata Humanae vitae, che abbiamo pubblicato in questa settimana circa la regolazione della natalità. Riteniamo che vi sia noto il testo di questo documento pontificio, o almeno il suo contenuto essenziale, che non è soltanto la dichiarazione d’una legge morale negativa, cioè l’esclusione d’ogni azione, che si proponga di rendere impossibile la procreazione (n. 14), ma è soprattutto la presentazione positiva della moralità coniugale in ordine alla sua missione d’amore e di fecondità «nella visione integrale dell’uomo e della sua vocazione, non solo naturale e terrena, ma anche soprannaturale ed eterna» (n. 7)”.

Angelo De Lorenzi nel concludere il suo intervento ha sottolineato come Paolo VI debba essere ricordato come una persona che ha saputo stupirsi e stupire di fronte all’avvenimento di Cristo, della fede.

Luca Frigerio partendo dall’omelia fatta da Paolo VI in occasione della «MESSA DEGLI ARTISTI» NELLA CAPPELLA SISTINA nella Solennità dell’Ascensione di Nostro Signore
Giovedì, 7 maggio 1964  ha ricordato come ci fosse stata una frattura tra il mondo degli artisti e la Chiesa, Paolo VI infatti affermava “Sono mai venuti gli artisti dal Papa? È la prima volta che ciò si verifica, forse. O cioè, sono venuti per secoli, sono sempre stati in relazione col Capo della Chiesa Cattolica, ma per contatti diversi. Si direbbe perfino che smontini_giovane_ballai è perduto il filo di questa relazione, di questo rapporto”. Luca Frigerio ripercorre con alcuni esempi le dinamiche che avevano portato a questo allontanamento per poi concentrarsi a partire dalla storia di Giovanni Battista Montini fin dalla sua giovinezza della sua ricerca e dialogo continuo col mondo artistico contemporaneo. Viene mostrato fra l’altro un dipinto del giovane Montini realizzato da Giacomo Balla e immagini della visita di Montini alla villa Clerici quando era vescovo di Milano. Paolo VI, uomo illuminato e amante dell’arte promosse anche la costruzione di nuovi edifici di culto nel periodo milanese aprendo ad una visione dell’architettura moderna. A Roma da Papa inaugurò la Galleria di Arte Contemporanea.