I nostri auguri di Pasqua 2020

Quest’anno i nostri auguri di buona Pasqua non possono non partire dalla situazione segnata dalla crisi dovuta all’epidemia di Corona Virus. Il primo pensiero va alle tantissime vittime di questa pandemia, molte di lroo sono morte nella solitudine della terapia intensiva lontano dai loro cari. Non possiamo non pensare a chi è solo nell’affrontare questa crisi, a chi teme per il proprio lavoro e vede un futuro segnato dall’incertezza e forse anche dalla povertà.  Ci vengono allora in mente le parole di SE Mons Delpini Arcivescovo di Milano che nella predica del 22 marzo si interrogava cosi «Perché questa epidemia? da dove viene? Come si diffonde? Potrò guarire? Ce la farà mia mamma? Che cosa ci dice questa situazione? Quando finirà? Che sarà di noi quando finirà? Domande e domande». Ma  citando il brano del cieco nato l’Arcivescovo metteva in luce che tutte queste sono domande sbagliate come chiedersi: “di chi è la colpa?” Perché? Perché è nato cieco? Chi ha peccato? È la domanda inevitabile, ma Gesù dice che è la domanda sbagliata. Gesù dice: se il mondo è sbagliato non chiederti chi ha sbagliato; non cercare una causa, non cercare un colpevole. Non incolpare Dio non sapendo chi altro incolpare. Non domandarti perché sia sbagliato il mondo, domandati invece se ci sia una via di salvezza, se si possa aggiustare il mondo e l’umanità». La domanda «decisiva» è l’ultima della pagina del cieco nato: «Tu credi nel Figlio dell’uomo“

Papa Francesco venerdì 27 marzo, ha presieduto uno storico momento di preghiera sul sagrato della Basilica di San Pietro con la piazza vuota, il brano di Vangelo scelto per introdurre la riflessione di Francesco è stato quello dei discepoli che insieme a Gesù sulla barca vengono colti all’improvviso dalla tempesta ( Vangelo secondo Marco 4, 35-41). I discepoli si spaventano mentre Gesù dorme sereno, anche qui Papa Francesco sottolinea quale deve essere la domanda giusta difronte al pericolo, i discepoli spaventati chiedono a Gesù “Svegliati Signore!”, gli dicono «Maestro, non t’importa che siamo perduti?» chissà come sarà rimasto ferito da questa domanda Gesù che ci ama infinitamente dice il Papa, e Gesù risponde ‘Perché avete paura? Non avete ancora fede?’. E’ cosi oggi anche per noi. Oggi rivolge la stessa frase a noi in questa tempesta che ci ha travolto. Ci rivolge un appello alla fede. Un appello dice il Papa a saper giudicare, è “il tempo di scegliere che cosa conta e che cosa passa, di separare ciò che è necessario da ciò che non lo è. È il tempo di reimpostare la rotta della vita verso di Te, Signore, e verso gli altri”.

Ha detto il Papa. «Ci siamo resi conto di trovarci sulla stessa barca, tutti fragili e disorientati, ma nello stesso tempo importanti e necessari, tutti chiamati a remare insieme». Papa Francesco ha poi denunciato gli errori su cui abbiamo costruito al nostra vita e la nostra società e ci rendono oggi ancora più deboli e che proprio questa crisi sembra denunciare “”siamo andati avanti a tutta velocità, sentendoci forti e capaci in tutto”. “La tempesta smaschera la nostra vulnerabilità e lascia scoperte quelle false e superflue sicurezze con cui abbiamo costruito le nostre agende, i nostri progetti, le nostre abitudini e priorità. “L’inizio della fede – ha sottolineato Francesco – è saperci bisognosi di salvezza”.

Nell’Omelia della Veglia Pasquale Papa Francesco ha anche invitato tutti a riscoprire il coraggio che è un dono di Dio “Il buio e la morte non hanno l’ultima parola. Coraggio, con Dio niente è perduto! Coraggio: è una parola che nei Vangeli esce sempre dalla bocca di Gesù. Una sola volta la pronunciano altri, per dire a un bisognoso: «Coraggio! Alzati, [Gesù] ti chiama!» (Mc 10,49). È Lui, il Risorto, che rialza noi bisognosi. Se sei debole e fragile nel cammino, se cadi, non temere, Dio ti tende la mano e ti dice: “Coraggio!”. Ma tu potresti dire, come don Abbondio: «Il coraggio, uno non se lo può dare» (I Promessi Sposi, XXV). Non te lo puoi dare, ma lo puoi ricevere, come un dono. Basta aprire il cuore nella preghiera, basta sollevare un poco quella pietra posta all’imboccatura del cuore per lasciare entrare la luce di Gesù. Basta invitarlo: “Vieni, Gesù, nelle mie paure e di’ anche a me: Coraggio!”.

E allora il nostro augurio per questa Pasqua è quella di trovare questo coraggio, coraggio per cambiare, coraggio per porre al centro della nostra vita non le nostre certezze, che inevitabilmente crollano, ma Gesù nostra salvezza. Un augurio a seguire l’invito col quale il Papa conclude la Veglia di Pasqua: “Che bello essere cristiani che consolano, che portano i pesi degli altri, che incoraggiano: annunciatori di vita in tempo di morte! In ogni Galilea, in ogni regione di quell’umanità a cui apparteniamo e che ci appartiene, perché tutti siamo fratelli e sorelle, portiamo il canto della vita! Mettiamo a tacere le grida di morte, basta guerre! Si fermino la produzione e il commercio delle armi, perché di pane e non di fucili abbiamo bisogno. Cessino gli aborti, che uccidono la vita innocente. Si aprano i cuori di chi ha, per riempire le mani vuote di chi è privo del necessario.”

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