Due medici esemplari

 

Dicover_Milano e la Grande Guerra recente la CEI ha celebrato il Santo Rosario per l’Italia dalla cappella dedicata a San Giuseppe Moscati e a Milano il nuovo ospedale alla Fiera è stato dedicato a due santi, uno di questi è San Riccardo Pampuri. Riportiamo tratto dal nostro libro MILANO E LA GRANDE GUERRA il capitolo a loro dedicato DUE MEDICI ESEMPLARI  (Pag 159-162)

PAMPURI_MOSCATI

Del servizio sanitario dell’Esercito regio faceva parte anche uno studente di Medicina, Erminio Pampuri, 20 anni, originario di Trivolzio (Pavia), studente del liceo Manzoni a Milano e poi all’Università a Pavia. Era un soldato ma fin dal primo giorno si preoccupò più di salvare i soldati che di uccidere i nemici. I suoi superiori lo ammiravano, per la dedizione e il coraggio. Durante la “rotta” di Caporetto Pampuri si distinse con un’azione eroica: conducendo un carro tirato da una coppia di buoi, per 24 ore sotto la pioggia battente, per mettere in salvo il materiale sanitario che era stato abbandonato.

Sapeva quanto sarebbero state preziose quelle medicine, una volta finita sanguinosa ritirata. L’Esercito lo onorerà con la medaglia di bronzo. Un eroe, ma anche un santo. Visse con grande fede sia la professione medica (sarà “condotto” a Morimondo) sia quella religiosa: nel giugno 1927, a 30 anni, chiese di entrare nell’Ordine Ospedaliero fondato da San Giovanni di Dio nel 1537 per l’assistenza agli infermi e prese il nome di fra’ Riccardo. Il suo gesto suscitò enorme scalpore e venne riportato anche dai giornali: “Un medico si fa frate” titolava il Corriere della Sera il 20 agosto del 1927. “All’ospedale dei Fatebenefratelli, venne chiamato ad essere anche medico. A 30 anni, già godeva fama di santità, ma era di salute cagionevole e, forse per un retaggio delle 24 ore di pioggia battente subite a Caporetto, si ammalò di pleurite. Morì il 1° maggio 1930, a 33 anni. Fu beatificato nel 1981 da Giovanni Paolo II e poi canonizzato”.

 

Anche un altro medico santo si mise in evidenza durante la guerra: Giuseppe Moscati. Nacque il 25 luglio 1880 a Benevento. Fin dalla più giovane età, Giuseppe dimostrò una sensibilità acuta per le sofferenze fisiche altrui ma il suo sguardo non si fermava ad esse: penetrava fino agli ultimi recessi del cuore umano. Voleva guarire o lenire le piaghe del corpo ma, al tempo stesso, era profondamente convinto che anima e corpo fossero tutt’uno e desiderava ardentemente preparare i suoi fratelli sofferenti all’opera salvifica del Medico Divino. Il 4 agosto 1903, conseguì la laurea in medicina con pieni voti all’Ateneo partenopeo. Celebre e ricercatissimo nell’ambiente partenopeo quando era ancora giovanissimo, il professor Moscati conquistò ben presto una fama di portata nazionale ed internazionale per le sue ricerche originali, i

risultati delle quali venivano da lui pubblicati in varie riviste scientifiche italiane ed estere. Queste ricerche di pioniere, che si concentravano specialmente sul glicogeno ed argomenti collegati, gli assicurarono un posto d’onore fra i medici ricercatori della prima metà del nostro secolo. Il Moscati fu uno scienziato di prim’ordine; ma per lui non esistevano contrasti tra la fede e la scienza: come ricercatore era al servizio della verità e la verità non è mai in contraddizione con se stessa né, tanto meno, con ciò che la Verità eterna ci ha rivelato.

Il Moscati vedeva nei suoi pazienti il Cristo sofferente, lo amava e lo serviva in essi. È questo slancio di amore generoso che lo spinse a prodigarsi senza sosta per chi soffriva, a non attendere che i malati andassero a lui, ma a cercarli nei quartieri più poveri ed abbandonati della città, a curarli gratuitamente, anzi, a soccorrerli con i suoi propri guadagni.

Nel 1906, durante l’eruzione del Vesuvio, il suo intervento nella struttura distaccata di Torre del Greco si rivelò provvidenziale, fu lui a farla evacuare tempestivamente. Nel 1911 durante l’epidemia di colera fu incaricato di effettuare ricerche sulle origini dell’epidemia e la sua relazione sulle opere necessarie per il risanamento della città limitarono i danni. Portava avanti in parallelo la sua professione e la libera docenza univeristaria.

Durante la prima guerra mondiale è direttore dei reparti militari negli Ospedali Riuniti, il Reparto medico militare che venne allestito nella stessa cittadella sanitaria dove si era formato da studente, e dove dirigeva un reparto come primario: quello degli “Incurabili”, sulla collina di Caponapoli. Lì si occupò personalmente di ben 2.524 soldati, salvando la vita a molti di essi sia con una giusta diagnosi (era uno dei suoi “doni”) sia evitando di farli tornare al fronte perché troppo compromessi fisicamente o psicologicamente. C’è da considerare anche che le autorità militari, sapendo di poter contare su un fuoriclasse della medicina, fecero inviare all’ospedale napoletano molti feriti gravi e con loro anche diversi soldati nemici (la lontananza dal fronte diminuiva le possibilità di spionaggio). Il Prof. Giuseppe Moscati fu beatificato da S. Paolo VI nel corso dell’Anno Santo, il 16 novembre 1975.

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