Cav 2017, S.E. Mons. Delpini al 37° Convegno Cav: date futuro all’umanità

dal sito https://www.vitanews.org/2017/11/12/cav-2017-s-e-mons-delpini-al-37-convegno-cav-date-futuro-allumanita/

“Tutto quello che avete fatto a un mio fratello piú Piccolo lo arete fatto a me”-l’omelia di mons. Delpini al Convegno Cav 2017 di Milano.

“Evita le favole profane, roba da donnicciole!”- Ha esordito il nuovo arcivescovo di Milano, ripetendo l’esortazione che san Paolo fa a Timoteo, suo figlio nella fede. Per monsignor Delpini le figure tristi che l’Europa va collezionando relativamente alle scelte politiche e culturali  legate alla difesa e alla promozione della vita, possono racchiudersi paradigmaticamente nell’immagine della donna anziana che si preoccupa “se il cane abbia fatto o no la sua passeggiatina. Una vecchia veneranda che porta avanti una crociata appassionata per la sopravvivenza dei panda. Contenta di sé”. Un’Europa  completamente impantanata in cose inessenziali, quindi, che per il successore di sant’Ambrogio manifesta un disagio di fronte al mondo. Disagio che a partire dalla lettura del testo paolino mons. Delpini riscontra nella forma del disprezzo del matrimonio, di cui soffre culturalmente e sociologicamente il nostro continente. Un disprezzo che nasconde l’incapacità “spirituale” di riconoscere la vita come “vocazione a generare vita”. Come itinerario di dono, e riconoscimento di un’alterità che ci porta ad uscire dalla trappola dell’ Io. L’essere ripiegati su se stessi, si manifesta anche, continuando il parallelismo con le raccomandazioni contenute nella lettera di Paolo, in una ossessiva fissazione sulla dieta, per cui un certo salutismo patologico, diventa il volto accettabile della cultura dell’efficentismo, dell’estetismo alienato, del dover apparire sempre belli, giovani ed appetibili. Elementi che dicono un disagio non irrilevante con la corporeità che investe giovani e adulti.

Di fronte a questa donnicciola il cristianesimo dispiega la possibilità di una vita altra, una vita che parte da un’altra prospettiva, non quella di chi vive accontentandosi del binocolo distorto del suo disagio, ma quella “contemplativa” di chi è capace  di guardare il  mondo, leggendovi, a fondamento, un’intenzione buona. Scorgendo, cioè, la bontà di Dio nel mondo. Il creato, che diventa creato solo agli occhi di chi sa contemplare, conserva per il cristiano la possibilità di comprendere la realtà nella sua essenza di bene, di verità. Purifica lo sguardo da ogni atteggiamento ideologico.” “Oggi si impone la menzogna ecologista  che l’umanità è un danno per il mondo-continua Delpini- che il mondo non é affatto un creato, ma una sorta di natura asettica per cui la specie umana non é altro che un elemento di disturbo.”

“Per reagire alle favole bisogna imparare la contemplazione”, é necessario cambiare nel profondo il nostro sguardo sul mondo , liberandolo da tanti schemi pre-confezionati. Perché da questa attitudine contemplativa possa scaturire un “senso di responsabilitá”. La responsabilitá infatti, non puó che nascere dalla consapevolezza che il creato,come  intenzione buona di Dio, non é soltanto una sorta di poesia da ascoltare, ma un evento concreto che ci rimanda alla consapevolezza del fatto che siamo qui per custodire la Vita ed il futuro dell’umanitá in cammino.

Nella festa di san Martino, il giorno in cui il movimento per la Vita ha accolto mons. Delpini, il presule ha sottolineato quanto in un oggi particolarissimo occorra riscoprire il valore di ciò che lui definisce “la possibilità del gesto minimo”. Il “gesto minimo”, per mons. Delpini, sta tutto in quell’immagine di Martino che divide il suo mantello con il povero. Risposta semplice ed immediata verso l’ultimo, ognuno secondo la sua disponibilità. E’ lo stile di chi contemplando diventa responsabile.

“La speranza di questa vecchia signora è questo popolo di gente semplice -ha detto l’arcivescovo guardando negli occhi i partecipanti al convegno-che sa riconoscere la bontà del mondo e non si sottrae alla sfida di dare un futuro all’umanità”.

Simone E. Tropea

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Il papa l’Europa, i cristiani e San Benedetto

sanbenedettoPapa Francesco ha scelto il congresso  «Ripensare l’Europa: contributo cristiano al futuro della Ue» o rganizzato  dalla Commissione degli episcopati della Comunità Europea (Comece) per parlare di Europa e Cristianesimo. Ha detto che troppo spesso le persone sono ridotti a numeri , persone raccolte in statistiche, soglie di povertà o quote di ingresso.
Ha richiamato la figura e il messaggio di San Benedetto che rimette al centro l’uomo “ L’uomo non è più semplicemente un civis, un cittadino dotato di privilegi da consumarsi nell’ozio; non è più un miles, combattivo servitore del potere di turno; soprattutto non è più un servus, merce di scambio priva di libertà destinata unicamente al lavoro e alla fatica” Il papa ricorda che ” Per Benedetto non ci sono ruoli,  ci sono persone . È proprio questo uno dei valori fondamentali che il cristianesimo ha portato:  il senso della persona, costituita a immagine di Dio . A partire  da tale principio si costruiranno i monasteri , che diverranno nel tempo culla della rinascita umana, culturale, religiosa ed anche economica del continente”. Quindi papa Francesco dice che  ” Il primo, e forse più grande, contributo che i cristiani possono portare all’Europa di oggi  è ricordarle che  essa non è una raccolta di numeri o di istituzioni, ma è fatta di persone”
Il papa ha ricordato l’importanza della comunità :  ” I cristiani riconoscono che la loro identità è innanzitutto relazionale  – ha ribadito Bergoglio -. Essi sono inseriti come  membra di un corpo, la Chiesa  (cfr 1 Cor 12,12), nel quale ciascuno con la propria identità e peculiarità partecipa liberamente all’edificazione comune. Analogamente tale relazione si dà anche nell’ambito dei rapporti interpersonali e della società civile”. E per il papa la prima comunità è la famiglia ”  La famiglia è l’unione armonica delle differenze tra l’uomo e la donna, che è tanto più vera e profonda quanto più è generativa, capace di aprirsi alla vita e agli altri. Parimenti, una comunità civile è viva se sa essere aperta, se sa accogliere la diversità e le doti di ciascuno e nello stesso tempo se sa generare nuove vite, come pure sviluppo, lavoro, innovazione e cultura.  Persona e comunità sono dunque le fondamenta dell’Europa”.
Papa Francesco ricorda il ruolo pubblico della religione e ritiene un ” pregiudizio laicista”  il concetto oggi dominante in Europa di ridurre la religione a un fatto privato ” il  ruolo positivo e costruttivo che in generale la religione possiede nell’edificazione della società . “
Per questo il papa richiama  ” I cristiani sono chiamati a favorire il dialogo politico , specialmente laddove esso è minacciato e sembra prevalere lo scontro. I cristiani sono chiamati a ridare dignità alla politica, intesa come massimo servizio al bene comune e non come un’occupazione di potere”.
Il papa intende quindi ” un’Europa che sia una comunità inclusiva , libera da un fraintendimento di fondo:  inclusione non è sinonimo di appiattimento indifferenziato” . Per questo richiama all’apertura verso i migranti ” Non si può pensare che il fenomeno migratorio sia un processo indiscriminato e senza regole,  ma non si possono nemmeno ergere muri di indifferenza o di paura . Da parte loro,  gli stessi migranti non devono tralasciare l’onere grave di conoscere, rispettare e anche assimilare la cultura e le tradizioni della nazione che li accoglie ” . Papa Francesco ricorda per i cristiani il loro ruolo di essere operatori di pace e l’importanza dell’educazione . Conclude ricordando ancora San Benedetto ”  Egli, che fu «messaggero di pace, realizzatore di unione, maestro di civiltà»”.