La Famiglia di fronte alle sfide di oggi

14 SETTEMBRE 2015 ORE 21 – LA FAMIGLIA DI FRONTE ALLE SFIDE DI OGGI

Oasi San Francesco Via Arzaga, 23 – MILANO

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Pubblichiamo di seguito l’intervento di S.E. Monsignor Mario Delpini – Vicario Generale Diocesi di Milano

La famiglia di fronte alle sfide di oggi

  1. La forza di una avversativa: ma dall’inizio …

La presa di posizione di Gesù si annuncia con una avversativa. Significa che Gesù non riconosce nella prassi che si è diffusa nel popolo di Dio l’intenzione originaria di Dio: quello che il Creatore aveva inteso, a proposito del rapporto tra uomo e donna, non si è realizzato nella storia di Israele. Leggendo la storia di popoli e la pratica giuridica o tradizione delle civiltà che hanno abitato e abitano la terra si deve riconoscere che il rapporto tra uomo e donna e, complessivamente, la vita di famiglia sono stati vissuti in modo  molto diversi. Tanto che ci si domanda : “esiste ancora la famiglia” (cfr relazione prof Belletti).

La parola di Gesù si annuncia come una avversativa: quello che si fa, sotto molti cieli, non è l’intenzione originaria del Creatore. L’avversativa, con la sua forza e la sua antipatia, può essere avvertita come un disturbo della prassi abituale, di quelli che si ritengono diritti acquisiti, conquiste di civiltà. L’avversativa rende avvertiti anche i discepoli di Gesù della qualità provocatoria dell’annuncio cristiano: l’intenzione di Dio a proposito del rapporto uomo-donna e della famiglia non è un’ovvietà naturale, un pensiero comune condiviso “da sempre”, ma una “novità”, richiede una conversione.

L’avversativa mette in evidenza anche la possibilità di essere “in pochi a crederci”. A parte che si deve ancora dimostrare quanto pochi siano coloro che apprezzano la famiglia nella sua precisa identità cristiana, non si può però negare che “l’aria che tira” non le sia favorevole, talora come indice di una rassegnazione all’inevitabile, talora come espressione di tolleranza, che per essere benevola deve essere accondiscendente.

Non si può però dimenticare che le immagini che Gesù usa per parlare della presenza dei suoi discepoli nel mondo non alludono mai a masse trionfali, ma a minoranze significative (lievito, sale, luce, seme)

  1. La rivelazione di Dio nella sua “immagine e somiglianza”.

E Dio creò l’uomo a sua immagine; a immagine di Dio li creò: maschio e femmina li creò. Dio li benedisse e Dio disse loro: siate fecondi e moltiplicatevi…”(Gn 27-28).

La creazione “ad immagine” realizza in “ciò che non è Dio” la vocazione ad “essere come Dio”. La rivelazione biblica apre inesauribili fonti di stupore e di riflessione a proposito della relazione con il Creatore da parte dell’uomo-donna, a proposito della possibilità di conoscere il Creatore a partire dalla sua immagine, a proposito della possibilità di conoscere la coppia umana e la sua vocazione a partire dalla parola di Dio.

Nei limiti di questa riflessione ci si dedica a indicare l’originalità della concezione cristiana dell’amore, che trova nel rapporto uomo-donna il paradigma.

  1. L’amore come condizione per vivere.

Per quanto sia confuso ciò che si intende per amore, anzi proprio per fare intuire i tratti caratteristici della concezione cristiana dell’amore, il rapporto uomo-donna e la vita familiare offrono un contributo decisivo. Si deve precisare che l’intenzione del Creatore, confermata nell’opera di Gesù e nella riflessione sul mistero di Cristo, non indica la relazione coniugale e parentale come unica forma dell’amore, ma vi riconosce un paradigma. Ciò significa che anche chi non vive una esperienza coniugale e parentale deve confrontarsi con tali esperienze per imparare ad amare in una condizione diversa (verginità consacrata).

La rivelazione biblica esplora il mistero della persona per rivelare solo nella relazione è possibile essere se stessi. La relazione è originaria, nel senso che non ci può essere origine se non da altro da sé e nel senso che non ci può essere identità se non nella relazione con altro da sé. In particolare, secondo la rivelazione biblica, il compimento di Adamo è reso possibile dalla presenza di Eva: la differenza nella comunione.

La rivelazione biblica sottolinea che l’implicazione irrinunciabile dell’amore è la fedeltà, cioè una forma di dedizione che risponde a una vocazione definitiva (per sempre). Tutta la storia biblica assume il paradigma coniugale per descrivere che il Signore è sposo fedele anche del popolo infedele, fino al compimento in Cristo (come anche Cristo ha amato la Chiesa e ha dato se stesso per lei, per renderla santa Ef 5, 25).

La rivelazione biblica connette al rapporto uomo-donna la fecondità, come modalità di partecipazione all’opera del Creatore, come dimensione irrinunciabile dell’amore “ad immagine”. Infatti il rapporto nella sua verità io-tu comporta l’apertura e la trascendenza, una vocazione a un oltre, un altro, un Altro. In questa dinamica dell’amore vissuto nella sua verità la generazione è l’evento più evidentemente riconoscibile.

  1. Il sacramento del matrimonio: grazia per vivere secondo lo Spirito.

“Una visione coerente della sacramentalità del matrimonio richiede come condizioni minime per la sua sussistenza due elementi fondamentali: voler essere congiunti da Dio e inclusi nella fede della Chiesa.

La prima condizione si manifesterà come desiderio della benedizione divina, affidamento alla sua protezione, invocazione del suo aiuto; la seconda come disponibilità ad essere accompagnati dalla comunità ecclesiale a scoprire e a vivere il senso dell’amore cristiano” (A. BOZZOLO, Fede e matrimonio. Il rischio di una divaricazione pastorale, in RivClIt, 6 (2015)468).

  1. Il Sinodo dei Vescovi su “La vocazione e la missione della famiglia nella Chiesa e nel mondo contemporaneo” (Ottobre 2015).

La celebrazione del Sinodo ordinario dei Vescovi è stata preparata da un lungo percorso, da una ampia consultazione, da una mole rilevante di materiale. Il contesto italiano (europeo? Nord-americano?) ha accompagnato questo percorso con attese, pressioni, sottolineature parziali, alimentando una specie di persuasione insuperabile che in sostanza la questione è se i divorziati risposati possano o non possano accedere alla comunione eucaristica.  Il condizionamento è così rilevante che non si riesce a parlare d’altro se non con la persuasione che tutto il resto sia marginale.

La persuasione, per quanto incorreggibile, è però sbagliata. L’”agenda del Sinodo” è molto più ampia e l’orizzonte del Sinodo è la Chiesa Cattolica, non solo le attese del contesto italiano: cfr G. DIANIN, Un’agenda per il Sinodo, in RivClIt 7/8(2015) 540-556.

  1. La famiglia soggetto di evangelizzazione

Cfr Card. A. SCOLA, Educarsi al Pensiero di Cristo, pp 60-65.

“Parlare di famiglia come soggetto di evangelizzazione non significa anzitutto coinvolgerne i membri  come attori di iniziative parrocchiali … ma mobilitare “la famiglia in quanto famiglia” (genitori, figli, nonni, parenti) alla testimonianza evangelica attraverso aspetti normali e costitutivi della vita quotidiana: gli affetti, il lavoro, il riposo, il dolore, il male fisico fino alla morte, il male morale, l’educazione, l’edificazione di comunità ecclesiali aperte (in uscita, ma dall’appartenenza forte), il contributo alla vita buona e giusta nella società plurale”.

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