AL SERVIZIO DEL SIGNORE DEL CIELO

ricci

MOSTRA su Padre Matteo Ricci

(Macerata 1552 – Pechino 1610)

24 Aprile – 9 Maggio 2010

Ecco il programma completo della mostra e degli eventi ad essa collegati
24 APRILE – 9 MAGGIO
orari: ore 9.30-12.30 ore 15.30-19.00
presso Istituto Leone XIII Via Leone XIII, 12
insieme alla mostra sarà possibile vedere il docu-film “Matteo Ricci, un gesuita nel regno del drago”, del regista italiano di origine kosovara, Gjon Kolndrekaj.

24 Aprile
Istituto Leone XIII Via Leone XIII, 12
ore 15.30 INAUGURAZIONE MOSTRA
ore 16.00 Dall’Italia alla Cina. La figura di un grande precursore, P.Matteo Ricci: personalità, metodo e frutti.
interverranno
prof Paolo De Troia Docente di Cultura Cinese Univ. La Sapienza Roma
prof.ssa Chiara Piccinini Docente lingua cinese Univ. Cattolica Milano

28 Aprile
presso salone della parrocchia di San Protaso ore 21.00
EXPO 2010 SHANGHAI. Modernità e cultura della CINA
Interverranno
prof.ssa Elisa Giunitero Sinologa – Univ. Cattolica Milano
Prof. Sandro Petrucci Docente di letteratura e curatore della mostra A SERVIZIO DEL SIGNORE DEL CIELO

 

“AL SERVIZIO DEL SIGNORE DEL CIELO”

In occasione dei 400 anni dalla morte di padre Matteo Ricci, il Centro Culturale San Benedetto (www.cccsanbenedetto.it), la Fondazione Vittorino Colombo e il Coordinamento regionale dei Centri Culturali Cattolici della Lombardia hanno organizzato la mostra su Padre Matteo Ricci (Macerata1552 – Pechino1610) “A SERVIZIO DEL SIGNORE DEL CIELO” presso l’Istituto Leone XIII. Benedetto XVI ricordando Matteo Ricci ha detto “il gesuita Matteo Ricci, dotato di profonda fede e di straordinario ingegno culturale e scientifico, dedicò lunghi anni della sua esistenza a tessere un proficuo dialogo tra l’Occidente e l’Oriente, conducendo contemporaneamente una incisiva azione di radicamento del Vangelo nella cultura del grande Popolo della Cina. Il suo esempio resta anche oggi come modello di proficuo incontro tra la civiltà europea e quella cinese”.

All’inaugurazione, dopo il saluto di Paolo Tanduo, Presidente del CCC-San Benedetto, del Dott. Mori (Fondazione Vittorino Colombo) e del Consigliere Regionale Sante Zuffada, Mons. Luciano Baronio ha moderato la conferenza “Dall’Italia alla Cina, la figura di un grande precursore P. Matteo Ricci”, conferenza di cui erano relatori: la Prof.ssa Chiara Piccinini, che ha parlato del metodo memotecnico di P. Matteo Ricci, e il Prof. Paolo De Troia, che ha illustrato le conoscenze scientifiche e il metodo di inculturazione di Ricci.

Va reso onore all’eccezionale formazione che P. Matteo Ricci ebbe nel Collegio Romano dei Gesuiti, ove non solo acquisì una tenacissima disciplina e capacità di perseverare anche nelle privazioni, ma in linea con lo spirito rinascimentale, il Collegio fornì a Ricci quanto v’era di meglio sotto il profilo culturale: i classici greci e latini appartenevano alla formazione morale e retorica degli allievi, fu inoltre studente di Cristoforo Clavio dal quale apprese importanti conoscenze scientifiche e le più avanzate scoperte della matematica, e oltre questo poté mettere al servizio della sua missione in Cina gli studi teologici e i metodi pastorali appresi dai Gesuiti.

Padre Matteo Ricci fu il primo a portare l’orologio, il mappamondo e i testi di Euclide in Cina, oltre a scrivere il primo Catechismo in cinese.

Diversi studenti, lavoratori, giovani e meno giovani si sono resi disponibili ad accompagnare come guide la visita alla mostra, un servizio molto apprezzato secondo i numerosi ringraziamenti pervenuti e lasciati, ma che prima di tutto ha aiutato ciascuno di noi a conoscere meglio al figura di Padre Matteo Ricci: LI MADOU, un uomo straordinario. Attraverso l’astronomia, la cosmografia, la matematica, la cartografia, la geometria, gli orologi e la letteratura classica ebbe modo ed occasione di incontro aprendo il cuore del popolo cinese alla conoscenza del Signore del Cielo. Matteo Ricci, pioniere nell’incontro tra Oriente e Occidente, fu un uomo che per santità della vita, per l’eminenza della lingua, per l’attenzione il rispetto e i vincoli di amicizia ch’egli seppe mantenere, seppe aprire i cinesi all’Occidente e alla fede cristiana, consegnando loro anche quelle conoscenze scientifiche e la sapienza che scaturivano dalla fede. Un messaggio ancor oggi molto attuale e che deve ispirarci nel confronto con gli altri.

Nella mostra ci sono immagini bellissime. Tra queste spicca sicuramente il mappamondo cinese e i ritratti di Padre Matteo Ricci con il suo amico Xu Guangqi, importante letterato di Shangai la cui famiglia protesse sempre i cattolici della città e che donò il terreno per la costruzione di quella che ancora oggi è la Cattedrale di Shangai. Interessantissima la storia della sua tomba a Pechino: prima come segno della profonda stima che l’imperatore e i cinesi ebbero per lui, tanto da accordare questo privilegio per la prima volta ad un occidentale; poi distrutta due volte, la prima dalla setta nazionalista dei boxer e la seconda volta durante la rivoluzione culturale di Mao (entrambi volte contro le missioni e i cristiani), e infine ripristinata dal Senatore della Democrazia Cristiana Vittorino Colombo, primo politico italiano a riallacciare i rapporti con la Cina e a capirne l’importanza nel dopoguerra.

Come dice un detto cinese, riportato nel filmato che per tutto il periodo della mostra è stato trasmesso, Ricci è stato un segno di unità nelle diversità: nell’unione si conservano anche le proprie differenze. Ricci scrive nella prefazione al mappamondo cinese del 1602: “Offro questa mia opera a tutti coloro che insieme con me poggiano i piedi sulla stessa terra e respirano sotto lo stesso cielo”, frase che esprime la profonda convinzione nella sostanziale uguaglianza di tutti gli uomini e dei valori morali universali dell’uomo e dello spirito.

  1. Matteo Ricci partendo dalla cultura cinese, non tralasciando né la sua cultura occidentale né quella cristiana, partendo dall’elite culturale cinese del tempo, ha saputo trovare una strada per far conoscere il Vangelo mantenendone una piena fedeltà attraverso modalità di incontro nuove e rispettose del popolo cinese.

Il clima culturale in cui ci troviamo oggi pretende di cancellare Dio dalla vita pubblica, inducendo a ritenere la fede solo un fatto privato: “Ci si accontenta di verità parziali e provvisorie, senza più tentare di porre domande radicali sul senso e sul fondamento ultimo della vita umana, personale e sociale” (Fides et ratio, Giovanni Paolo II), per questo vogliamo creare occasioni di approfondimento e discussione culturale accogliendo l’invito di Benedetto XVI al Convegno di Verona: “dobbiamo rispondere a tutto campo, sul piano del pensiero e dell’azione”. Ci auguriamo che questa mostra possa essere stato una di queste occasioni per gli studenti del Leone XIII, le loro famiglie e tutti coloro i quali l’hanno visitata.

Filippo Spanò, Paolo e Luca Tanduo

Ratzinger esorta a far conoscere la straordinaria opera culturale e scientifica di Matteo Ricci

CITTA’ DEL VATICANO Marzo 2010- Benedetto XVI esorta a “far conoscere la straordinaria opera culturale e scientifica di padre Matteo Ricci, nobile figlio delle Marche, come pure il suo profondo amore alla Chiesa e lo zelo per l’evangelizzazione del popolo cinese”. L’incoraggiamento e’ rivolto al vescovo di Macerata, Monsignor Claudio Giuliodori, e ai partecipanti al convegno “Scienza, ragione, fede. Il genio di padre Matteo Ricci”, dedicato al missionario gesuita evangelizzatore della Cina, che sara’ “testimonial” dell’Italia all’Expo’ di Shangai 2010.

 

Soluzione della questione dei riti civili a Confucio e agli Antenati, che Li Madou-Matteo Ricci aveva ritenuto compatibili con la fede cattolica.

La soluzione viene ufficializzata da Papa PIO XII appena eletto nel 1939 il quale solennemente proclama : “Noi PIO XII, Vicario di Cristo sulla Cattedra di Petro in Roma, nel ventesimo anniversario della promulgazione dell’Enciclica “Maximum Illud” di Sua Santità Benedetto XV, letti i documenti ufficiali trasmessici da S.E. Mons Celso Costantini nostro delegato Apostolico in Cina e contenenti le Deliberazioni del primo Concilio della Chiesa Cattolica Cinese tenutosi a Shanghai nell’anno del Signore 1924, letti i pareri consultivi che abbiamo richiesto ai sei Vescovi cinesi consacrati il 28 ottobre 1926 dal nostro Predecessore PIO XI e che oggi sentiamo spiritualmente presenti vicino al nostro soglio, prendiamo atto che da sempre le Autorità Civili della Cina millenaria manifestano con significato solo civile la memoria storica al filosofo Confucio, nonché la liceità per le scuole cattoliche di collocare l’immagine o la tavoletta di Confucio nelle aule, consentendo agli alunni di prestare l’inchino tradizionale. Proclamiamo infine la liceità degli inchini e di ogni altra manifestazione di ossequio sulle tombe o dinnanzi alle immagini degli Antenati di ciascuna famiglia”.

Città del Vaticano addì 8 dicembre 1939 Festa Immacolata Concezione, PIO XII

MESSAGGIO DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI A S.E. CLAUDIO GIULIODORI, VESCOVO DI MACERATA, PER IL IV CENTENARIO DELLA MORTE DI P. MATTEO RICCI

Al Venerato Fratello CLAUDIO GIULIODORI Vescovo di Macerata, Tolentino, Recanati, Cingoli e Treia

Ho appreso con gioia che in codesta Diocesi sono programmate diverse iniziative per commemorare, in ambito ecclesiale e civile, il IV Centenario della morte di P. Matteo Ricci della Compagnia di Gesù, avvenuta a Pechino l’11 maggio del 1610. In occasione dell’apertura di questo speciale anno giubilare, mi è gradito inviare a Lei e all’intera comunità diocesana il mio cordiale saluto.

Nato a Macerata il 6 ottobre del 1552, il gesuita Matteo Ricci, dotato di profonda fede e di straordinario ingegno culturale e scientifico, dedicò lunghi anni della sua esistenza a tessere un proficuo dialogo tra l’Occidente e l’Oriente, conducendo contemporaneamente una incisiva azione di radicamento del Vangelo nella cultura del grande Popolo della Cina. Il suo esempio resta anche oggi come modello di proficuo incontro tra la civiltà europea e quella cinese.

Mi associo pertanto volentieri a quanti ricordano questo generoso figlio della vostra terra, obbediente ministro della Chiesa e intrepido ed intelligente messaggero del Vangelo di Cristo. Considerando la sua intensa attività scientifica e spirituale, non si può non rimanere favorevolmente colpiti dall’innovativa e peculiare capacità che egli ebbe di accostare, con pieno rispetto, le tradizioni culturali e spirituali cinesi nel loro insieme. E’ stato in effetti tale atteggiamento a contraddistinguere la sua missione tesa a ricercare la possibile armonia fra la nobile e millenaria civiltà cinese e la novità cristiana, che è fermento di liberazione e di autentico rinnovamento all’interno di ogni società, essendo il Vangelo, universale messaggio di salvezza, destinato a tutti gli uomini, a qualsiasi contesto culturale e religioso appartengano.

Quel che inoltre ha reso originale e, potremmo dire, profetico il suo apostolato, è stato sicuramente la profonda simpatia che nutriva per i cinesi, per la loro storia, per le loro culture e tradizioni religiose. Basti ricordare il suo Trattato sull’amicizia (De amicitia – Jiaoyoulun), che incontrò un vasto successo sin dalla prima edizione a Nanchino nel 1595. Modello di dialogo e di rispetto per le altrui credenze, questo vostro Conterraneo fece dell’amicizia lo stile del suo apostolato durante i 28 anni di permanenza in Cina. L’amicizia che egli offriva era ricambiata dalle popolazioni locali grazie proprio al clima di rispetto e di stima che egli cercava di coltivare, preoccupandosi di conoscere sempre meglio le tradizioni della Cina di quel tempo. Nonostante le difficoltà e le incomprensioni che incontrò, Padre Ricci, volle mantenersi fedele, sino alla morte, a questo stile di evangelizzazione, attuando, si potrebbe dire, una metodologia scientifica e una strategia pastorale basate, da una parte, sul rispetto delle sane usanze del luogo che i neofiti cinesi non dovevano abbandonare quando abbracciavano la fede cristiana, e, dall’altra, sulla consapevolezza che la Rivelazione poteva ancor più valorizzarle e completarle. E fu proprio a partire da queste convinzioni che egli, come già avevano fatto i Padri della Chiesa nell’incontro del Vangelo con la cultura greco-romana, impostò il suo lungimirante lavoro di inculturazione del Cristianesimo in Cina, ricercando un’intesa costante con i dotti di quel Paese.

Auspico vivamente che le manifestazioni giubilari in suo onore – incontri, pubblicazioni, mostre, convegni ed altri eventi culturali in Italia e in Cina – offrano l’opportunità di approfondire la conoscenza della sua personalità e della sua attività. Seguendone l’esempio, possano le nostre comunità, all’interno delle quali convivono persone di diverse culture e religioni, crescere nello spirito di accoglienza e di rispetto reciproco. Il ricordo di questo nobile figlio di Macerata sia anche motivo per i fedeli di codesta Comunità diocesana di rinsaldare alla sua scuola quell’anelito missionario che deve animare la vita di ogni autentico discepolo di Cristo.

Venerato Fratello, nel formulare fervidi voti per una piena riuscita delle celebrazioni giubilari previste a partire dall’11 maggio prossimo, assicuro il mio ricordo nella preghiera e, mentre invoco la materna intercessione di Maria, Regina della Cina, invio di cuore la mia Benedizione a Lei ed a quanti sono affidati alle sue cure pastorali.

Dal Vaticano, 6 maggio 2009

BENEDETTO PP. XVI

 

 

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