AL SERVIZIO DEL SIGNORE DEL CIELO

ricci

MOSTRA su Padre Matteo Ricci

(Macerata 1552 – Pechino 1610)

24 Aprile – 9 Maggio 2010

Ecco il programma completo della mostra e degli eventi ad essa collegati
24 APRILE – 9 MAGGIO
orari: ore 9.30-12.30 ore 15.30-19.00
presso Istituto Leone XIII Via Leone XIII, 12
insieme alla mostra sarà possibile vedere il docu-film “Matteo Ricci, un gesuita nel regno del drago”, del regista italiano di origine kosovara, Gjon Kolndrekaj.

24 Aprile
Istituto Leone XIII Via Leone XIII, 12
ore 15.30 INAUGURAZIONE MOSTRA
ore 16.00 Dall’Italia alla Cina. La figura di un grande precursore, P.Matteo Ricci: personalità, metodo e frutti.
interverranno
prof Paolo De Troia Docente di Cultura Cinese Univ. La Sapienza Roma
prof.ssa Chiara Piccinini Docente lingua cinese Univ. Cattolica Milano

28 Aprile
presso salone della parrocchia di San Protaso ore 21.00
EXPO 2010 SHANGHAI. Modernità e cultura della CINA
Interverranno
prof.ssa Elisa Giunitero Sinologa – Univ. Cattolica Milano
Prof. Sandro Petrucci Docente di letteratura e curatore della mostra A SERVIZIO DEL SIGNORE DEL CIELO

 

“AL SERVIZIO DEL SIGNORE DEL CIELO”

In occasione dei 400 anni dalla morte di padre Matteo Ricci, il Centro Culturale San Benedetto (www.cccsanbenedetto.it), la Fondazione Vittorino Colombo e il Coordinamento regionale dei Centri Culturali Cattolici della Lombardia hanno organizzato la mostra su Padre Matteo Ricci (Macerata1552 – Pechino1610) “A SERVIZIO DEL SIGNORE DEL CIELO” presso l’Istituto Leone XIII. Benedetto XVI ricordando Matteo Ricci ha detto “il gesuita Matteo Ricci, dotato di profonda fede e di straordinario ingegno culturale e scientifico, dedicò lunghi anni della sua esistenza a tessere un proficuo dialogo tra l’Occidente e l’Oriente, conducendo contemporaneamente una incisiva azione di radicamento del Vangelo nella cultura del grande Popolo della Cina. Il suo esempio resta anche oggi come modello di proficuo incontro tra la civiltà europea e quella cinese”.

All’inaugurazione, dopo il saluto di Paolo Tanduo, Presidente del CCC-San Benedetto, del Dott. Mori (Fondazione Vittorino Colombo) e del Consigliere Regionale Sante Zuffada, Mons. Luciano Baronio ha moderato la conferenza “Dall’Italia alla Cina, la figura di un grande precursore P. Matteo Ricci”, conferenza di cui erano relatori: la Prof.ssa Chiara Piccinini, che ha parlato del metodo memotecnico di P. Matteo Ricci, e il Prof. Paolo De Troia, che ha illustrato le conoscenze scientifiche e il metodo di inculturazione di Ricci.

Va reso onore all’eccezionale formazione che P. Matteo Ricci ebbe nel Collegio Romano dei Gesuiti, ove non solo acquisì una tenacissima disciplina e capacità di perseverare anche nelle privazioni, ma in linea con lo spirito rinascimentale, il Collegio fornì a Ricci quanto v’era di meglio sotto il profilo culturale: i classici greci e latini appartenevano alla formazione morale e retorica degli allievi, fu inoltre studente di Cristoforo Clavio dal quale apprese importanti conoscenze scientifiche e le più avanzate scoperte della matematica, e oltre questo poté mettere al servizio della sua missione in Cina gli studi teologici e i metodi pastorali appresi dai Gesuiti.

Padre Matteo Ricci fu il primo a portare l’orologio, il mappamondo e i testi di Euclide in Cina, oltre a scrivere il primo Catechismo in cinese.

Diversi studenti, lavoratori, giovani e meno giovani si sono resi disponibili ad accompagnare come guide la visita alla mostra, un servizio molto apprezzato secondo i numerosi ringraziamenti pervenuti e lasciati, ma che prima di tutto ha aiutato ciascuno di noi a conoscere meglio al figura di Padre Matteo Ricci: LI MADOU, un uomo straordinario. Attraverso l’astronomia, la cosmografia, la matematica, la cartografia, la geometria, gli orologi e la letteratura classica ebbe modo ed occasione di incontro aprendo il cuore del popolo cinese alla conoscenza del Signore del Cielo. Matteo Ricci, pioniere nell’incontro tra Oriente e Occidente, fu un uomo che per santità della vita, per l’eminenza della lingua, per l’attenzione il rispetto e i vincoli di amicizia ch’egli seppe mantenere, seppe aprire i cinesi all’Occidente e alla fede cristiana, consegnando loro anche quelle conoscenze scientifiche e la sapienza che scaturivano dalla fede. Un messaggio ancor oggi molto attuale e che deve ispirarci nel confronto con gli altri.

Nella mostra ci sono immagini bellissime. Tra queste spicca sicuramente il mappamondo cinese e i ritratti di Padre Matteo Ricci con il suo amico Xu Guangqi, importante letterato di Shangai la cui famiglia protesse sempre i cattolici della città e che donò il terreno per la costruzione di quella che ancora oggi è la Cattedrale di Shangai. Interessantissima la storia della sua tomba a Pechino: prima come segno della profonda stima che l’imperatore e i cinesi ebbero per lui, tanto da accordare questo privilegio per la prima volta ad un occidentale; poi distrutta due volte, la prima dalla setta nazionalista dei boxer e la seconda volta durante la rivoluzione culturale di Mao (entrambi volte contro le missioni e i cristiani), e infine ripristinata dal Senatore della Democrazia Cristiana Vittorino Colombo, primo politico italiano a riallacciare i rapporti con la Cina e a capirne l’importanza nel dopoguerra.

Come dice un detto cinese, riportato nel filmato che per tutto il periodo della mostra è stato trasmesso, Ricci è stato un segno di unità nelle diversità: nell’unione si conservano anche le proprie differenze. Ricci scrive nella prefazione al mappamondo cinese del 1602: “Offro questa mia opera a tutti coloro che insieme con me poggiano i piedi sulla stessa terra e respirano sotto lo stesso cielo”, frase che esprime la profonda convinzione nella sostanziale uguaglianza di tutti gli uomini e dei valori morali universali dell’uomo e dello spirito.

  1. Matteo Ricci partendo dalla cultura cinese, non tralasciando né la sua cultura occidentale né quella cristiana, partendo dall’elite culturale cinese del tempo, ha saputo trovare una strada per far conoscere il Vangelo mantenendone una piena fedeltà attraverso modalità di incontro nuove e rispettose del popolo cinese.

Il clima culturale in cui ci troviamo oggi pretende di cancellare Dio dalla vita pubblica, inducendo a ritenere la fede solo un fatto privato: “Ci si accontenta di verità parziali e provvisorie, senza più tentare di porre domande radicali sul senso e sul fondamento ultimo della vita umana, personale e sociale” (Fides et ratio, Giovanni Paolo II), per questo vogliamo creare occasioni di approfondimento e discussione culturale accogliendo l’invito di Benedetto XVI al Convegno di Verona: “dobbiamo rispondere a tutto campo, sul piano del pensiero e dell’azione”. Ci auguriamo che questa mostra possa essere stato una di queste occasioni per gli studenti del Leone XIII, le loro famiglie e tutti coloro i quali l’hanno visitata.

Filippo Spanò, Paolo e Luca Tanduo

Ratzinger esorta a far conoscere la straordinaria opera culturale e scientifica di Matteo Ricci

CITTA’ DEL VATICANO Marzo 2010- Benedetto XVI esorta a “far conoscere la straordinaria opera culturale e scientifica di padre Matteo Ricci, nobile figlio delle Marche, come pure il suo profondo amore alla Chiesa e lo zelo per l’evangelizzazione del popolo cinese”. L’incoraggiamento e’ rivolto al vescovo di Macerata, Monsignor Claudio Giuliodori, e ai partecipanti al convegno “Scienza, ragione, fede. Il genio di padre Matteo Ricci”, dedicato al missionario gesuita evangelizzatore della Cina, che sara’ “testimonial” dell’Italia all’Expo’ di Shangai 2010.

 

Soluzione della questione dei riti civili a Confucio e agli Antenati, che Li Madou-Matteo Ricci aveva ritenuto compatibili con la fede cattolica.

La soluzione viene ufficializzata da Papa PIO XII appena eletto nel 1939 il quale solennemente proclama : “Noi PIO XII, Vicario di Cristo sulla Cattedra di Petro in Roma, nel ventesimo anniversario della promulgazione dell’Enciclica “Maximum Illud” di Sua Santità Benedetto XV, letti i documenti ufficiali trasmessici da S.E. Mons Celso Costantini nostro delegato Apostolico in Cina e contenenti le Deliberazioni del primo Concilio della Chiesa Cattolica Cinese tenutosi a Shanghai nell’anno del Signore 1924, letti i pareri consultivi che abbiamo richiesto ai sei Vescovi cinesi consacrati il 28 ottobre 1926 dal nostro Predecessore PIO XI e che oggi sentiamo spiritualmente presenti vicino al nostro soglio, prendiamo atto che da sempre le Autorità Civili della Cina millenaria manifestano con significato solo civile la memoria storica al filosofo Confucio, nonché la liceità per le scuole cattoliche di collocare l’immagine o la tavoletta di Confucio nelle aule, consentendo agli alunni di prestare l’inchino tradizionale. Proclamiamo infine la liceità degli inchini e di ogni altra manifestazione di ossequio sulle tombe o dinnanzi alle immagini degli Antenati di ciascuna famiglia”.

Città del Vaticano addì 8 dicembre 1939 Festa Immacolata Concezione, PIO XII

MESSAGGIO DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI A S.E. CLAUDIO GIULIODORI, VESCOVO DI MACERATA, PER IL IV CENTENARIO DELLA MORTE DI P. MATTEO RICCI

Al Venerato Fratello CLAUDIO GIULIODORI Vescovo di Macerata, Tolentino, Recanati, Cingoli e Treia

Ho appreso con gioia che in codesta Diocesi sono programmate diverse iniziative per commemorare, in ambito ecclesiale e civile, il IV Centenario della morte di P. Matteo Ricci della Compagnia di Gesù, avvenuta a Pechino l’11 maggio del 1610. In occasione dell’apertura di questo speciale anno giubilare, mi è gradito inviare a Lei e all’intera comunità diocesana il mio cordiale saluto.

Nato a Macerata il 6 ottobre del 1552, il gesuita Matteo Ricci, dotato di profonda fede e di straordinario ingegno culturale e scientifico, dedicò lunghi anni della sua esistenza a tessere un proficuo dialogo tra l’Occidente e l’Oriente, conducendo contemporaneamente una incisiva azione di radicamento del Vangelo nella cultura del grande Popolo della Cina. Il suo esempio resta anche oggi come modello di proficuo incontro tra la civiltà europea e quella cinese.

Mi associo pertanto volentieri a quanti ricordano questo generoso figlio della vostra terra, obbediente ministro della Chiesa e intrepido ed intelligente messaggero del Vangelo di Cristo. Considerando la sua intensa attività scientifica e spirituale, non si può non rimanere favorevolmente colpiti dall’innovativa e peculiare capacità che egli ebbe di accostare, con pieno rispetto, le tradizioni culturali e spirituali cinesi nel loro insieme. E’ stato in effetti tale atteggiamento a contraddistinguere la sua missione tesa a ricercare la possibile armonia fra la nobile e millenaria civiltà cinese e la novità cristiana, che è fermento di liberazione e di autentico rinnovamento all’interno di ogni società, essendo il Vangelo, universale messaggio di salvezza, destinato a tutti gli uomini, a qualsiasi contesto culturale e religioso appartengano.

Quel che inoltre ha reso originale e, potremmo dire, profetico il suo apostolato, è stato sicuramente la profonda simpatia che nutriva per i cinesi, per la loro storia, per le loro culture e tradizioni religiose. Basti ricordare il suo Trattato sull’amicizia (De amicitia – Jiaoyoulun), che incontrò un vasto successo sin dalla prima edizione a Nanchino nel 1595. Modello di dialogo e di rispetto per le altrui credenze, questo vostro Conterraneo fece dell’amicizia lo stile del suo apostolato durante i 28 anni di permanenza in Cina. L’amicizia che egli offriva era ricambiata dalle popolazioni locali grazie proprio al clima di rispetto e di stima che egli cercava di coltivare, preoccupandosi di conoscere sempre meglio le tradizioni della Cina di quel tempo. Nonostante le difficoltà e le incomprensioni che incontrò, Padre Ricci, volle mantenersi fedele, sino alla morte, a questo stile di evangelizzazione, attuando, si potrebbe dire, una metodologia scientifica e una strategia pastorale basate, da una parte, sul rispetto delle sane usanze del luogo che i neofiti cinesi non dovevano abbandonare quando abbracciavano la fede cristiana, e, dall’altra, sulla consapevolezza che la Rivelazione poteva ancor più valorizzarle e completarle. E fu proprio a partire da queste convinzioni che egli, come già avevano fatto i Padri della Chiesa nell’incontro del Vangelo con la cultura greco-romana, impostò il suo lungimirante lavoro di inculturazione del Cristianesimo in Cina, ricercando un’intesa costante con i dotti di quel Paese.

Auspico vivamente che le manifestazioni giubilari in suo onore – incontri, pubblicazioni, mostre, convegni ed altri eventi culturali in Italia e in Cina – offrano l’opportunità di approfondire la conoscenza della sua personalità e della sua attività. Seguendone l’esempio, possano le nostre comunità, all’interno delle quali convivono persone di diverse culture e religioni, crescere nello spirito di accoglienza e di rispetto reciproco. Il ricordo di questo nobile figlio di Macerata sia anche motivo per i fedeli di codesta Comunità diocesana di rinsaldare alla sua scuola quell’anelito missionario che deve animare la vita di ogni autentico discepolo di Cristo.

Venerato Fratello, nel formulare fervidi voti per una piena riuscita delle celebrazioni giubilari previste a partire dall’11 maggio prossimo, assicuro il mio ricordo nella preghiera e, mentre invoco la materna intercessione di Maria, Regina della Cina, invio di cuore la mia Benedizione a Lei ed a quanti sono affidati alle sue cure pastorali.

Dal Vaticano, 6 maggio 2009

BENEDETTO PP. XVI

 

 

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La Sindone: Testimone di una presenza

Emanuela Marinelli è stata ospite del CCC San Benedetto

ecco alcune sue interviste

ZI10042301 – 23/04/2010
Permalink: http://www.zenit.org/article-22181?l=italian

sindone-volto“La Sindone: Testimone di una presenza”

Emanuela Marinelli svela i misteri del telo che ha avvolto Gesù

di Antonio Gaspari


ROMA, giovedì, 22 aprile 2010 (ZENIT.org).- Come può accadere che decine di migliaia di persone si mettano in viaggio per Torino, si mettano in fila per andare a vedere e meditare su un telo ingiallito e su cui si trovano immagini sbiadite e inspiegabili di un uomo crocifisso migliaia di anni fa?

Per i credenti quel telo è quello in cui è stato avvolto Gesù Cristo. Una reliquia unica e sconvolgente. Un telo impresso da una energia sconosciuta, con i resti ematici del crocifisso.

Alcuni intellettuali e giornalisti però sostengono che si tratta di un falso costruito ad arte per ingannare i credenti.

Tra le migliaia di libri, articoli, saggi che sono stati scritti sulla Sindone, partiocolarmente chiaro e esaustivo è il volume scritto da Emanuela Marinelli: “La Sindone. Testimone di una presenza” pubblicato dalla San Paolo.

Con una decina di libri, innumerevoli collaborazioni con riviste ed un numero impressionante di articoli Emanuela Marinelli è considerata una fra i massimi studiosi della Sindone.

Laureata in Scienze naturali, ha collaborato con “La Sapienza”, ha un diploma di Catechista specializzato, ed ha tenuto corsi presso il Centro Romano di Sindonologia e la Libera Università Maria SS.ma Assunta.

ZENIT l’ha Intervistata.

Più cercano di screditarla e più cresce l’interesse delle persone per questa tela di lino su cui è impressa in maniera inspiegabile l’impronta di un uomo morto in Croce: quali sono, secondo lei, le ragioni di questo continuo e rinnovato interesse?

Marinelli: I mass media hanno diffuso la conoscenza della Sindone. Chi viene a sapere che esiste questo straordinario telo vi si avvicina, talvolta, inizialmente solo per curiosità. Ma se si è senza pregiudizi si resta affascinati dal mistero di questa straordinaria reliquia.

Quali sono gli elementi e le ragioni che fanno credere che l’uomo impresso in quel telo sia Gesù di Nazareth?

Marinelli: Tutto coincide con la Passione di Gesù, anche in dettagli come la flagellazione, più abbondante di quella inflitta ai comuni condannati alla Croce.

Che relazioni ci sono con i racconti dei Vangeli e con la storia?

Marinelli: Le ferite dell’uomo della Sindone ci permettono di ripercorrere le sue ultime ore come in una via Crucis. E’ interessante che alcuni particolari però differiscono dall’iconografia tradizionale, come i chiodi conficcati nei polsi, ma coincidono con i dati archeologici.

Perchè tra le tante persone crocifisse dai romani, solo di questa è rimasta l’impronta sul telo? E in che modo la figura del corpo avvolto si è impressa sul telo?

Marinelli: Un qualsiasi crocifisso sarebbe finito in una fossa comune, non in un telo pregiato. L’uomo avvolto nella Sindone ci rimase poche ore e vi ha lasciato la sua impronta inspiegabile che può essere paragonata solo all’effetto di un lampo di luce.

Eppure una certa cultura accusa i credenti di essere tanto suggestionati dalla devozione da credere in un “lenzuolo sporco”, che altro non sarebbe che un falso creato ad arte per ingannare i credenti. Secondo gli esami per la datazione del lenzuolo, eseguiti nel 1988 con la tecnica radiometrica del Carbonio 14, il telo in questione sarebbe di una data compresa tra il 1260 e il 1390. Come replica a queste argomentazioni?

Marinelli: Il campione per la datazione fu prelevato da un angolo inquinato e rammendato, assolutamente non rappresentativo dell’intero lenzuolo. Quella datazione è stata ampiamente smentita.

Se veramente l’impronta e le tracce di sangue del telo sono di Gesù Cristo, la Sindone solleverebbe interrogativi sconvolgenti: ovvero, perchè il Signore ha voluto lasciare un impronta indelebile della passione di Gesù? In questo caso la Sindone sarebbe una prova decisiva per gli scettici. Qual è il suo parere in proposito?

Marinelli: Il Signore viene in soccorso di chi ha poca o nessuna fede presentando le sue piaghe come a Tommaso. Sta a noi inginocchiarci davanti a questa reliquia esclamando “Mio Signore e mio Dio!”.

Per chi è ostinatamente scettico nessuna prova basterà mai, Ma la Sindone, come disse Paul Claudel “più che un immagine è una presenza”. Giustamente Giovanni Paolo II la definì “Testimone muto ma singolarmente eloquente della Passione, morte e Resurrezione di Cristo”.

ZI09052610 – 26/05/2009
Permalink: http://www.zenit.org/article-18404?l=italian

Analisi del mistero: chi era l’uomo della Sindone?

Emanuela Marinelli spiega perchè quell’uomo non poteva che essere Gesù

di Antonio Gaspari

ROMA, martedì, 26 maggio 2009 (ZENIT.org).- C’è un lenzuolo ingiallito dal tempo che da secoli interroga gli umani. Per alcuni è il telo in cui fu avvolto Gesù subito dopo la morte in Croce, per altri un falso utilizzato per alimentare la devozione cristiana.Il telo ha avvolto un cadavere martoriato, riportandone vistose macchie di sangue e l’immagine di un corpo, frontale e dorsale, impressa in modo tuttora misterioso.

Un’immagine che è sbiadita ed eterea, ma straordinariamente ricca di dettagli impressionanti che permettono di ripercorrere, come in una Via Crucis, le ultime ore di quel defunto a cui si attribuisce un’identità sconvolgente: Gesù di Nazaret.

Su quel telo conosciuto come “la Sindone” sono state fatte Inchieste, indagini, studi, analisi, discussioni. Per secoli è stato venerato come la più preziosa reliquia della Cristianità.

Poi nel 1988 il colpo di scena. Un’analisi conosciuta come prova del carbonio 14 sostiene che l’origine di quel telo risale al Medioevo, cioè in epoca successiva alla data della crocifissione di Gesù.

Gli esperti si dividono, per alcuni la prova non è stata rigorosa, per altri l’esame non è valido. Altri ancora ribadiscono che la Sindone non ha avvolto il corpo di Gesù.

Per cercare di fare il punto sulle conoscenze e sulle diverse argomentazioni a favore e contro la Sindone, la professoressa Emanuela Marinelli, docente di Scienze Naturali e Geologiche, autorevole membro del Centro Romano di Sindonologia, organizzatrice del Congresso Mondiale Sindone 2000, autrice di numerosi libri, relatrice in centinaia di incontri sul tema, promotrice della rivista “Collegamento pro Sindone” e del sito www.sindone.info, ha appena pubblicato il volume: “La Sindone. Analisi di un mistero” (Sugarco Edizioni, 267 pagine, 19,50 Euro).

ZENIT l’ha intervistata.

Quanti e quali i misteri racchiusi in un pezzo di stoffa ingiallito dal tempo?

Marinelli: Da anni gli studiosi si interrogano sulla Sindone, conservata a Torino da più di quattro secoli. La sua storia rigorosamente documentata parte dalla metà del XIV secolo e i ricercatori indagano sul percorso del suo arrivo in Europa. Però il mistero più affascinante rimane l’origine dell’immagine umana che si scorge sull’antico telo. Questa impronta si osserva ancora meglio nel negativo fotografico. Il lenzuolo ha certamente avvolto un cadavere; ma questo corpo, come ha potuto proiettare la sua sembianza sulla stoffa? L’immagine consiste in una disidratazione e ossidazione del lino, che non può essere stata provocata dal semplice contatto del lenzuolo con il cadavere.

Sono tantissimi i libri sulla Sindone. Quali sono le novità in questo suo ultimo studio?

Marinelli: Oltre tutti i motivi per dubitare del risultato dell’analisi radiocarbonica, che collocava l’origine della Sindone nel Medioevo, il volume presenta i recenti studi di un gruppo di scienziati dell’ENEA (Ente per le Nuove tecnologie, l’Energia e l’Ambiente) di Frascati (Roma). Presso questo istituto di ricerca, alcune stoffe di lino sono state irradiate con un laser ad eccimeri, un apparecchio che emette una radiazione ultravioletta ad alta intensità. I risultati, confrontati con l’immagine sindonica, mostrano interessanti analogie e confermano la possibilità che l’immagine sia stata provocata da una radiazione ultravioletta direzionale.

Sono decenni che lei studia la Sindone, che idea se ne è fatta? E’ veramente il lenzuolo che ha avvolto Gesù dopo la crocifissione?

Marinelli: Non ci sono dubbi, questo lenzuolo non può aver avvolto un altro cadavere. E l’immagine deve essersi formata al momento della Risurrezione, con un lampo di luce sprigionatosi dal corpo glorioso.

Quali sono le prove e gli argomenti più solidi che attesterebbero che è proprio questo il lino che ha avvolto il corpo di Cristo?

Marinelli: C’è una perfetta coincidenza tra le narrazioni dei quattro Vangeli sulla Passione di Cristo e quanto si osserva sulla Sindone: la flagellazione come pena a sé stante, troppo abbondante per essere il preludio della crocifissione (120 colpi invece degli ordinari 21); la coronazione di spine, fatto del tutto insolito; il trasporto del patibulum, il palo orizzontale della croce; la sospensione alla croce con i chiodi invece delle più comuni corde; l’assenza di crurifragio, la frattura delle gambe inflitta per accelerare la morte; la ferita al costato inferta dopo la morte, con fuoruscita di sangue e siero; il mancato lavaggio del corpo (per la morte violenta e una sepoltura affrettata); l’avvolgimento del cadavere in un lenzuolo pregiato e la deposizione in una tomba propria invece della fine in una fossa comune; il breve tempo di permanenza nel lenzuolo.

Se la Sindone è veramente quello che lei e tantissimi altri sostengono, qual è il senso di questa reliquia? Forse il Signore vuole dare una risposta alla nostra incredulità?

Marinelli: Certamente fa effetto pensare che la rivelazione fotografica della Sindone avvenne proprio sul finire dell’800, il periodo in cui il positivismo si caratterizzava per la fiducia nel progresso scientifico e per il tentativo di applicare il metodo scientifico a tutte le sfere della conoscenza e della vita umana. Quando la fede in Gesù Cristo sembrava qualcosa di sorpassato agli occhi dei sapienti, proprio la scienza fotografica rivelò la sua immagine come una misteriosa presenza sulla Sindone. Quando poi, nella seconda metà del XX secolo, si diffonde il computer, è proprio questo mezzo moderno a svelare la

tridimensionalità dell’immagine sindonica. Ancora una volta Cristo emerge maestoso da quel lino. I devoti di San Tommaso Apostolo attraverso la Sindone possono ancora oggi mettere il dito nelle piaghe del Signore ed avere un segno, che in realtà è come il segno di Giona (Matteo 12,39-40)

Quali sono gli argomenti e perché alcune persone cercano di dimostrare che la Sindone sia un falso storico?

Marinelli: La Sindone inquieta chi vuole escludere Cristo dalla propria vita. L’unico argomento che viene sempre riproposto per negare l’autenticità di questa reliquia è la prova radiocarbonica. Ma attorno a quel test è accaduto di tutto ed è giusto sapere i retroscena di quell’esame per rendersi conto dell’infondatezza dei suoi risultati. Ho dedicato più di metà del libro a quella vicenda, fino agli ultimi sviluppi, con le ammissioni di Christopher Bronk Ramsey, attuale direttore di uno dei tre laboratori che vent’anni fa datarono la Sindone: “Tra le misurazioni del radiocarbonio e le altre prove che abbiamo sulla Sindone sembra esserci un conflitto, su come interpretare queste prove. E per questo ritengo che chiunque abbia lavorato in questo settore, scienziati esperti di radiocarbonio ed altri esperti, debbano dare uno sguardo critico alle prove che hanno prodotto per riuscire a tracciare una storia coerente che si adatti e ci dica la storia vera di questo intrigante pezzo di stoffa”. Dunque le ricerche devono continuare, ma con uno spirito limpido e scevro da pregiudizi.