OBAMA un anno dopo. Cosa è cambiato.

OBAMA un anno dopo. Cosa è cambiato.

L’incontro organizzato dal Centro Culturale San Benedetto, dalla Fondazione Vittorino Colombo e dal Centro Culturale San Protaso si è svolto il 21 Gennaio presso la Parrocchia di San Protaso e san Gervaso.

L’elezione di Obama ha avuto innanzitutto un grande significato di cambiamento nell’immaginario collettivo. Introducendo l’incontro Paolo Tanduo ha presentato il tema della serata: partendo dai fatti registrati durante questo primo anno cercare di capire cosa realmente è cambiato con la Presidenza OBAMA. Questo primo anno è satto segnato da una serie di eventi e incontri, il passaggio dal G8 al G20, il viaggio in Cina con i nuovi assetti geopolitica, la crisi iraniana, lo stallo in Medioriente, l’Afghanistan, il premio Nobel per la Pace e il discorso sulla guerra giusta, il discorso al Cairo, il problema del terrorismo tornato all’ordine del giorno dell’agenda del presidente dopo il fallito attentato di Natale, la riforma sanitaria in politica interna, l’incontro con il Papa.

Vittorio Emanuele Parsi inizia il suo intervento dicendo che per Obama i giudizi sul suo operato sono condizionati dal fatto che lui è già un evento storico in sé : essere il primo presidente di colore degli USA. Quindi l’attesa per il suo operato era superiore a quella che effettivamente ci si poteva aspettare da lui. In realtà in politica estera dove era sicuramente impreparato ha avuto un risultato buono perché ha fatto quello che doveva fare: ha iniziato il ritiro dall’Iraq che però era già stato deciso da Bush e si è trattato più che altro di un mantenimento dello status quo. In Afghanistan ha continuato una guerra che aveva approvato fin dall’inizio quando era senatore e voluta dall’ONU e da tutti gli USA. Per il Medioriente non poteva né lui né nessun altro ottenere qualcosa di più, Obama però con il discorso de Il Cairo ha cambiato i toni, ha dato un messaggio che gli USA non sono in guerra con Islam, e questo è stato un bene. Non è che Bush avesse detto cose sbagliate sottolineando che nell’Islam c’è una corrente integralista e terroristica ma il linguaggio era troppo diretto e infastidiva i suoi interlocutori arabi e islamici. Il pregio maggiore di Obama, sia durante la campagna elettorale, sia dopo da presidente, è quello della sua capacità oratoria, dei suoi toni adeguati a quella retorica che negli USA si aspettano da un politico. Noi in Italia facciamo fatica a capire questo aspetto perché dopo la prima repubblica che aveva creato un distacco politica-gente anche nel linguaggio , per il politico italiano oggi va di moda un linguaggio comune anche volgare che fa dire alla gente è uno di noi . Ma negli USA no! Ogni categoria professionale ha un suo linguaggio modo di esprimersi e questo vale anche per la classe politica.

Tornando ad Obama su Guantanamo non poteva liberare terroristi che non erano prigionieri di guerra ma che in alcuni casi dopo essere stati liberati sono tornati a colpire con atti terroristici. Secondo Parsi i terroristi non cambiano idea e modi quindi non si possono liberare, a Dio è rimandato il loro giudizio e le misericordia ma in terra devono stare in galera. E’ solo in Italia che si liberano i terroristi. Un altro aspetto importante è stato l’avvicinamento con la Cina. Obama è un uomo pacifico nel senso un uomo dell’oceano Pacifico , è vissuto alle Haway non è legato all’Europa come gli altri presidenti bianchi. Inoltre è finita definitivamente l’era in cui l’Europa era al confine tra USA e URSS e quindi era al centro della politica USA. Obama, non ha, per ragioni di età, legami a questa realtà come per esempio aveva la famiglia Bush. C’è una decadenza dell’Europa a cui l’Europa ha cercato di opporsi con la costruzione della UE per poter recuperare il suo ruolo ma adesso, l’asse centrale sia economico che politico si è spostato dall’Atlantico al Pacifico e questo per gli europei è uno svantaggio.

La Cina ha molti rapporti con il terzo mondo per la ricerca delle fonti energetiche e le materie prime ed è già la seconda economia mondiale dopo gli USA. La Cina sta togliendo agli USA il primato di attrazione inteso come interesse e come desiderio e prospettiva di futuro, ma la Cina rimane anche un paese non democratico (e secondo Parsi non potrà esserlo perchè le strutture democratiche per governare 1,5 miliardi di persone sono difficilmente realizzabili). Questo pone un problema sulla modalità con cui vengono prese le decisioni, su chi le prende e i criteri di scelta del governo cinese nelle varie questioni sia di carattere interno che internazionale.

Parsi ha concluso il suo intervento affrontando i temi della politica interna americana sottolineando come non debbano essere giudicati con gli occhi di un europeo ma con quelli di un americano che ha una cultura diversa della nostra nell’approccio del rapporto tra stato e persona. Rispetto alla riforma sanitaria e alla crisi finanziaria con il sostegno alle banche Parsi ha sottolineato come debbano essere valutate in relazione al loro impatto economico e sul bilancio familiare della middle class, già duramente provata dalla crisi, che teme nuovi aggravi fiscali. C’è inoltre un aspetto globale da considerare: i problemi e i loro effetti sul sistema economico americano e le ricadute anche su quello europeo e mondiale. La proposta per esempio di colpire le banche ha già suscitato una reazione negativa di Wall Street e questo potrebbe determinare un rallentamento della ripresa o una ricaduta nella crisi che non agevolerebbe nessuno ed avrebbe un grosso impatto anche sulla nostra economia.

Paolo Sorbi sottolineato l’importanza di Obama come uomo di colore riprendendo quello già espresso anche da Parsi ma sottolineando che non poteva essere un uomo del ghetto ma proprio un uomo della classe media al di fuori delle dinamiche che spesso hanno bloccato le dinamiche politiche che coinvolgevano i neri americani.

L’elezione di Obama ha rappresentato un cambio nei flussi elettorali perché ha avuto come democratico un appoggio dai cattolici ed evangelici, che nelle precedenti elezioni avevano votato Bush e quindi un repubblicano, in quanto la sua elezione è stata vista come la conclusione dell’era della segregazione. Da presidente però ha tradito le aspettative della Chiesa Cattolica Americana,  secondo Sorbi ce lo si poteva aspettare visto la sua storia e i contenuti della sua campagna elettorale. Un esempio sopra tutti è stato l’immediato finanziamento di milioni di dollari deciso dall’amministrazione Obama a favore di 18 ONG abortiste che propagandano la sterilizzazione e l’aborto nei paesi del terzo mondo. Bush aveva interroto questo flusso di denaro. Altrettanto grave il rifinanziamento alle ricerche sulle cellule staminali embrionali che non hanno dato alcun risultato a differenza di quelle sulle staminali adulte che hanno invece portato a delle cure e a processi di ricostruzione di cellule di organi e tessuti vari. Questa scelta di Obama non ha senso scientifico come anche dice il dott. Vescovi, dopo la scoperta nel settembre 2008 dell’americano Thomson e del giapponese Yamanaka delle Cellule staminali pluripotenti indotte: a partire da cellule staminali adulte della pelle, sono riusciti a riprogrammarle attraverso l’inserimento, nella struttura delle cellule adulte, di quattro geni e un retrovirus come “vettore”. Il risultato è stato quello di ottenere da cellule staminali adulte delle cellule pluripotenti che cioè possono trasformarsi nelle cellule di qualsiasi altro tessuto umano. Quindi sul piano di bioetica di Obama è stato una delusione, aveva promesso ai cattolici all’inizio della presidenza al discorso all’università Notre Dame la riduzione del numero di aborti negli USA ma adesso la conferenza episcopale americana, che secondo Sorbi oggi su questo tema è cresciuta ee è più coerente del passato, lo critica aspramente.

Sorbi ha ribadito poi la centralità delle politiche demografiche e la valenza di questo aspetto l’Occidente in genere, in relazione anche ai fenomeni migratori che sempre più interrogano la nostra società in particolare in Europa dove la denatalità è alta e dove l’immigrazione pacifica è molto più prolifica. Una situazione che mstra molte analogie con Israele che nel rapporto demografico è perdente rispetto ai paesi arabi e questo condizionerà la politica Mediorientale.

Da questo punto di vista secondo Sorbi gli USA possono essere visti come un impero in decadenza con forti analogie a Bisanzio e all’impero romado d’oriente come sottolineato recentemente dallo studioso Edward Luttwak. Per valutare Obama bisogna giudicare anche l’impatto che avrà nel rapporto con i paesi del terzo mondo ed è importante per esempio il nuovo ruolo che assumerà l’America Latina con Lula in Brasile.

Altri paesi emergenti nel panorama internazionale sono l’India la Cina e il SudAfrica e questo condizionerà la nuova politica USA.

Importante è anche il nuovo rapporto con la Cina che andrebbe studiata di più. Per Sorbi per esempio bisognerebbe studiare i piani del partito comunista cinese e le relazioni delle riunioni centrali per capire il modello comunista cinese che da una parte ha abbandonato la massificazione delle campagne e dall’altra ha abbracciato l’iperconsumismo ma mantiene un potere politico nel partito unico e senza democrazia, e per capire come questo modello evolverà.

Insomma un giudizio abbastanza positivo, a parte le tematiche bioetiche, e soprattutto ancora prematuro e che sarà condizionato anche dagli sviluppi internazionali e dai rapporti con le nuove potenze economiche mondiali.

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Dies Irae – Il giudizio universale da Giotto a Bosch

diea_irae Dies Irae – Il giudizio universale da Giotto a Bosch

È il titolo del libro della docente e saggista Zaira Zuffetti, presentato dall’autrice stessa lunedì 11 gennaio presso la Parrocchia Madonna dei Poveri a Milano, in un incontro organizzato dal Centro Culturale San Benedetto in collaborazione con il Centro Culturale P. Tedoldi e la casa editrice Ancora che ne ha curato la pubblicazione.

Attraverso una presentazione multimediale di rappresentazioni artistiche del Giudizio Universale (sculture, dipinti, affreschi, tavole…), abbiamo attraversato sette secoli di arte e di fede, dal Medioevo al secolo scorso, scoprendo come l’uomo di fede abbia via via immaginato il giorno del Giudizio attingendo dalle Scritture, dalla teologia e dalla sua creatività, ma proiettando in esso paure e speranze legate al momento storico ed ecclesiale che stava vivendo.

La diffusione sempre maggiore che hanno avuto nel corso dei secoli le rappresentazioni del Giudizio in realtà non corrisponde ad un’altrettanta ricchezza di testi biblici che ne parlano.

Le opere dei primi secoli hanno degli elementi in comune: in un unico spazio ci sono cielo, terra, paradiso ed inferno; ci sono Cristo al centro in una mandorla, Maria e S. Giovanni Battista che intercedono per l’umanità, gli Apostoli con i santi e gli angeli; sulla terra l’arcangelo Michele “pesa”- sull’amore che hanno donato a Dio e a gli uomini – i “risorti” che escono dalle tombe per condurli a Dio o alla dannazione; il Paradiso è sempre alla destra di Gesù, l’inferno alla sua sinistra.

Le prime rappresentazioni del Giudizio Universale iniziano nel Medioevo.

Nelle prime comunità cristiane infatti non si parla di inferno ma piuttosto della certezza che la nostra vita non avrà fine, che la vita evangelica è gioia, che il cristiano vive con speranza perché il Signore è risorto. Dopo il dramma delle persecuzioni si mette l’accento sulla gioia della salvezza, sul fatto che la vita eterna è il destino che attende ogni uomo.

Secoli dopo, la certezza che il mondo sarebbe finito nell’anno Mille, aveva segnato profondamente la coscienza delle persone: la fine era imminente e sembrava plausibile che Dio chiudesse la storia con un tremendo giudizio in cui avrebbe castigato l’umanità per tutti i crimini commessi. Le carestie, le pestilenze, le invasioni barbariche non sembravano altro che anticipazione dei suoi castighi.

Con la rinascita culturale ed economica dopo il Mille iniziarono numerose rappresentazioni scultoree del Giudizio. In Francia divenne tradizione rappresentarlo nelle lunette sopra i portali di ingresso delle chiese (Notre Dame, Bourges…), sulla soglia tra il “mondo” esterno e il “sacro” all’interno. Così si ricordava alle persone che alla fine della vita li avrebbe attesi un giudizio,                 invitandoli ad un esame di coscienza sul mondo che lasciavano alle spalle entrando.

In Italia invece viene rappresentato nelle controfacciate delle chiese, con lo stesso messaggio delle lunette francesi, ma rivolto a chi esce dalla chiesa e torna nel mondo.

Nuovissimo è l’affresco di Giotto del 1305 nella cappella degli Scrovegni a Padova. Fino ad allora, per cercare di raffigurare il divino, Gesù, i santi e i beati venivano resi quasi trasparenti, privi di consistenza e volume; Giotto invece dà “peso” e spessore ai corpi che risorgono. La resurrezione della carne li renderà ancora più consistenti e li consacrerà tali per sempre. Molto bella l’espressione di Gesù: ha il capo e lo sguardo reclinati verso i giusti e una ruga sulla fronte, “segno forse del rammarico di non aver potuto salvare tutti”; le braccia sono aperte, con la mano destra accoglie i giusti, con la sinistra respinge i dannati.

Con l’umanesimo, nel ‘400, scompare l’interesse degli artisti italiani sul tema del Giudizio. L’attenzione è sull’uomo e la sua storia, meno sul suo destino eterno. Le uniche rappresentazioni sono quelle del Beato Angelico, in particolare quella che oggi si trova nel convento di san Marco a Firenze.

Un dipinto “poetico” per come viene rappresentato il paradiso e per la pietà che l’autore ha anche dei condannati all’inferno. Gesù non è un giudice severo nemmeno nel momento del Giudizio. Anche qui la mano destra accoglie i beati mentre la sinistra cade lungo la veste, senza indicare i dannati, che a differenza di altre opere, vengono quasi accompagnati, senza crudeltà, verso l’inferno.

Il paradiso è pieno di luce e colori, di eleganza, di tenerezza, i beati vengono accolti dagli angeli e con bellissimi abiti si preparano “all’incontro stupendo che li aspetta”.

Invece nel Nord Europa c’è un forte interesse degli artisti fiamminghi per il Giudizio Universale, spesso rappresentato nei tribunali come monito a ricordarsi che la giustizia umana verrà poi completata dalla giustizia divina.

Nella miniatura di Van Eyck – conservata a New York – risalta la figura della morte: uno scheletro, in prospettiva e perfettamente definito anatomicamente, si stende con ali enormi sopra l’inferno, avvolgendolo, mentre i dannati vengono divorati dai mostri.

Molto bella invece nel trittico di Memling l’immagine dei beati che, nudi, si avviano verso il paradiso (la Gerusalemme Celeste, raffigurata da uno splendido palazzo) e, prima di entrare, vengono man mano rivestiti dagli angeli con i loro abiti di un tempo.

L’idea del Giudizio torna in Italia dopo il 1500, alimentata dal desiderio di un rinnovamento della Chiesa, dalle tragiche profezie di Savonarola e dalle prediche dei frati mendicanti. Torna in modo nuovo, lontana dallo stile medievale e dai fiamminghi, e trova il suo apice nel 1541 con il Giudizio di Michelangelo nella Cappella Sistina.

La prima novità è la sua collocazione: non più sulla controfacciata, ma dietro l’altare, occupando un’immensa superficie.

La seconda è la figura di Cristo: non ha più i segni della passione (ormai rimarginati) e non è più lontano, ma ha un corpo possente, muscoloso e non ha la barba: “È un Cristo partecipe, umanamente vivo, estremamente espressivo”. Rivolge lo sguardo ai dannati “che respinge quasi con orrore” con il gesto delle mani. Vicino a lui c’è una Maria commossa per la sorte dei dannati, che si volta dalla parte opposta per non assistere al loro dolore.

Un’opera che è il “trionfo della corporeità”: i tantissimi personaggi sono ritratti con una perfetta definizione anatomica, muscolosi, attorcigliati, contorti, nelle più diverse prospettive.

Da Michelangelo in poi le rappresentazioni sono molto più realistiche e attente alla sofferenza dei personaggi.

Controcorrente è il trittico di Bosch, pittore fiammingo del 1500, in cui manca totalmente il realismo e c’è un pessimismo totale e non evangelico: il male è dappertutto e alla fine vincerà sul bene. Non ci sarà salvezza per l’umanità.

Questa idea viene resa da una terra buia, che brucia e si consuma (che occupa buona parte del dipinto), mentre al bene, alla vita eterna, è lasciato solo uno spazio irrilevante: Cristo è seduto al centro di un tribunale in cui ci sono solo gli Apostoli e pochi angeli. Pochissimi sono i beati, mentre l’umanità viene torturata e divorata da mostri di ogni genere, al limite del grottesco.

Dopo il ‘500 le rappresentazioni del Giudizio scompaiono definitivamente.

La fede inizia ad assumere caratteristiche private, domestiche, individualistiche, l’uomo è “arbitro” di se stesso, sottolineature tipiche dell’epoca illuminista.

Particolare a questo proposito è il Giudizio di Vermeer un “quadro nel quadro”, all’interno della “Donna con una bilancia” (1664): una donna in primo piano davanti ad uno specchio ha in mano una bilancia, che ricorda la “pesa delle anime”, e alle sue spalle, nell’ombra, il dipinto di un Giudizio Universale.

Un’immagine “domestica”, quotidiana, come invito a ricordarsi ogni giorno della fragilità della vita, che le cose passano e che il destino dell’uomo è abitare nel cuore di Dio.

 

Manuela Stelluti Scala