Sant’Anselmo (da Baggio) di Lucca.

Sant’Anselmo (da Baggio) di Lucca. Consigliere di Matilde, Patrono di Mantova

La parrocchia Sant’Anselmo in occasione dei 40anni di fondazione in collaborazione con Centro Culturale Massimo Bignetti e il Centro Culturale San Benedetto (www.cccsanbenedetto.it ) hanno organizzato il 24 Settembre 2009 un incontro sulla figura di Sant’Anselmo (1040 – 1086). È intervenuto Mons. Roberto Brunelli – direttore del museo diocesano di Mantova e autore del libro “Sant’Anselmo di Lucca. Consigliere di Matilde, Patrono di Mantova”. Il suo intervento parte proprio dalla spiegazione del titolo dato a Sant’Anselmo, conosciuto come da Baggio, non perché venisse dal paese ora quartiere Baggio di Milano, ma perché proveniva da una importante famiglia quella Da Baggio. Ma Anselmo è indicato come Sant’Anselmo di Lucca, perché questo è il suo titolo datogli dallo zio divenuto papa Alessandro II che lo nomina Vescovo di Lucca. Ma da Lucca a causa delle divisione sorte durante la guerra per le investiture, Anselmo deve scappare dopo pochi mesi, più tardi per la sua fedeltà alla Chiesa e al Papa Gregorio VII verrà da lui nominato Legato del papa per la Lombardia, che allora comprendeva tutta la valle Padana, in seguito a questo incarico prenderà sede presso Mantova dove morirà nel 1086.

La Vita

Anselmo proviene da una famiglia potente di Milano, suo zio è canonico di Milano e si prenderà cura del nipote favorendone la crescita culturale. Anselmo studierà profondamente la Bibbia ma anche diritto, sia diritto canonico che diritto civile.

Lo zio si era avvicinato ed interessato ad un movimento che stavo diventando sempre più popolare a Milano, il movimento dei Patarini nato nato dai laici per contrastare la diffusa non coerenza della vita del clero agli insegnamenti del Vangelo, che derivava dall’ivestiture imposte dall’imperatore che avevano portato alla mercificazione delle cariche vescovili e clericali più importanti scelte senza più alcun criterio vocazionale ma che rispondevano spesso solo a logiche di gestione di potere. Attraverso la nomina di importanti canonici e Vescovi infatti l’Imperatore controllava il territorio e rispondeva ad esigenze di spartizione o di allontanamento dal potere civile di figure non consenzienti. Questo fenomeno era la diretta conseguenza di una scelta che nasceva da un desiderio buono e con finalità meritorie che aveva contraddistinto la figura di Carlo Magno, insignito del titolo di Imperatore del Sacro Romano Impero proprio a Milano la notte dell’anno 800. Il Papa e Carlo Magno avevano deciso che l’Impero per quanto riguardava il potere civile e la Chiesa dal punto di vista spirituale avessero in comune un modello che doveva avere come finalità             quello di agire per portare alla salvezza celeste gli uomini. Questo modello di parità e concordanza tra papato e impero, ben presto mise in luce tutte le sue criticità nella distinzione dei ruoli che portarono alla lotta per le investiture che vide un duro scontro tra la Chiesa e l’imperatore che voleva poter nominare i Vescovi. Quando lo zio di Anselmo divenne Papa col nome di Alessandro II, si impegno subito contro la logica delle investiture e pretese che i Vescovi tornassero ad essere nominati dal Papa. In risposta l’imperatore nominò un antipapa e Alessandro II convocò un concilio che si tenne a Mantova al quale partecipo Sant’Anselmo. La sua preparazione in diritto diede un contributo decisivo al risultato del concilio che confermò la legettimintà di Alessandro II e portò a riscrivere le norme del diritto canonico. Uno dei testi più importanti di Sant’Anselmo riguarda appunto il diritto canonico. Alessandro II segnò una svolta nei rapporti con l’imperatore. Anselmo fu nominato Vescovo di Lucca dove si batté per la riforma dei costumi del clero. In ciò incontrò l’astio e persino la disobbedienza, dei canonici di Lucca che lo costrinsero all’esilio. Anselmo fu sempre fedele al Papa anche quando alla morte di Alessandro II succedette Gregorio VII che fu il campione della lotta al potere di investitura dell’imperatore. Nei contrasti con l’Imperatore Enrico IV, Sant’Anselmo fu consigliere presso Matilde di Canossa. Il Papa lo inviò più volte in Germania e in Lombardia, dove divenne legato permanente. E’ in quegli anni che Enrico IV è scomunicato, era la prima volta che accadeva ad un imperatore, questo metteva a rischio l’autorevolezza e l’autorità dell’imperatore che si basava sul patto con la Chiesa. E’ noto come dell'”andata a Canossa” in clamorosa umiltà di Enrico IV, scomunicato, per sottomettersi al Papa Gregorio VII sia risultata il frutto della attenta mediazione di Matilde, che era cugina di Enrico IV ma appoggiava il papa e quindi ne era la persona piu’ indicata. Questo singolare ed eccezionale personaggio storico femminile, che difese in ogni modo il papa e sempre ne sostenne i diritti quale capo della Chiesa contro l’imperatore, era stato affidato dal Papa medesimo alla cura spirituale del vescovo di Lucca Anselmo. Questi le fu sempre garbato consigliere anche nelle vicende politiche del tempo e Matilde di Canossa fu al vescovo Anselmo così grata che lo accoglierà nell’esilio mantovano e gli sarà vicina in punto di morte.

Sant’Anselmo ebbe corrispondenza anche con alcuni vescovi francesi e con il re d’Inghilterra per perorare la causa del papa. Celebri anche le lettere di Sant’Anselmo contro l’antipapa nominato da Enrico IV. Prima della sua morte di Gregorio VII diede un elenco di tre nomi per la sua successione tra i quali anche Anselmo a cui fu preferito per prudenza l’abate di Cassino che era meno esposto nel conflitto con l’imperatore.

La figura di Sant’Anselmo si sta riscoprendo negli ultimi anni da quando in occasione del 9 centenario della nascita sono stati fatti nuovi studi sulla sua vita. Mons. Brunelli ha trovato a Grenoble e tradotto in italiano le 5 preghiere che sant’Anselmo scrisse a Matilde di Canossa e nella sua pubblicazione per la prima volta stata pubblicata la prima biografia di Anselmo scritto pochi anni dopo la sua morte. Sant’Anselmo subito fu venerato dai mantovani, fu canonizzato nel 1087. Il suo corpo è ancora oggi integro senza aver subito alcun processo di conservazione.

L’attualità di Sant’Anselmo

Sant’Anselmo era un profondo conoscitore della Bibbia come dimostrano i suoi scritti dove troviamo numerose citazioni precise sia dell’Antico che del Nuovo Testamento inserite in maniera appropriata e precisa nel messaggio e nel discorso. Anche la sua attività di consigliere di Matilde di Canossa trova origine e forza dalla lettera e dall’approfondimento della Bibbia. In questa la sua figura è un richiamo anche per noi oggi a far crescere la nostra fede e a viverla a partire dalla lettura della Bibbia.

Francesco Borgani –Visione di SantAnselmo

Di Sant’Anselmo si conoscono 5 preghiere che aveva scritto per Matilde di Canossa da recitare dapo aver ricevuto l’Eucarestia e dedicate alla Madonna. Sant’Anselmo era molto legato all’immagine di Maria,la tradizione vuole che di fronte alla raffigurazione della madonna più antica della Diocesi di Mantova Ella gli apparisse e gli parlasse per ringraziarlo della dedicazione dell’altare della Chiesa di San Paolo di Mantova alla Madonna da parte del Vescovo. Ancora oggi l’immagine è conservata a Mantova all’interno del Santuario della Madonna incoronata (ex “Madonna dei Voti”). Questo amore e devozione per Maria è un richiamo anche a noi per vedere in Maria l’esempio di come accogliere Gesù, come Maria lo ha portato dentro di sé cosi siamo chiamati a farlo noi quando Lo riceviamo nell’Eucarestia. L’attenzione al Sacramento dell’Eucarestia di             Sant’Anselmo è un richiamo a riceverla con fede ogni domenica per trarre da essa la forza per rispondere alla chiamata di Gesù nella nostra vita.

La vita di Sant’Anselmo è stato vissuta sempre con fedeltà e profondo amore alla Chiesa, proprio in uno dei periodi più difficili. Con questa fedeltà e amore siamo chiamati anche noi oggi a vivere la Chiesa, oggi come allora attraversata da problemi e difficoltà ma che rimane la Chiesa di Dio, opera di Gesù, certamente fatta da uomini che sono peccatori, ma a cui anche noi apparteniamo e a cui dobbiamo dare il nostro contributo perché si avvicini sempre più al modello evangelico a cui è chiamata.

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