Le calunnie contro Pio XII suggerite dal KGB

Le calunnie contro Pio XII suggerite dal KGB

MILANO, mercoledì, 22 luglio 2009 (ZENIT.org).- Il centro culturale cattolico San Benedetto (www.cccsanbenedetto.it) in collaborazione con la Fondazione Vittorino Colombo, il circolo Milano Polis e il centro culturale San Protaso hanno organizzato il 25 di giugno, a Milano, una serata sulla figura di Pio XII.

All’evento sono intervenuti Andrea Tornielli, giornalista e vaticanista de “Il Giornale”, e Alessandro Persico, storico e collaboratore di Agostino Giovagnoli alla cattedra di Storia contemporanea dell’Università Cattolica di Milano.

Dopo i saluti del presidente del centro culturale San Benedetto, Paolo Tanduo, è iniziata la discussione divisa in due parti dei due relatori: la prima riguardante il magistero e il ruolo di Pio XII come pontefice nel dopoguerra e la seconda il ruolo di Pio XII nella seconda guerra mondiale.

Il moderatore Luca Tanduo ha introdotto la discussione citando le ultime rivelazioni dei giornali dei mesi scorsi sul complotto del KGB per screditare Pio XII e i documenti che attestano l’aiuto di Pio XII agli ebrei durante la seconda guerra mondiale e le citazioni di vescovi e del Papa sul ruolo di Pio XII dal punto di vista teologico come premessa al Concilio Vaticano II.

I due relatori si sono soffermati su come la figura del magistero di Pio XII venga letta in modo differente a seconda che lo si consideri l’ultimo Papa preconciliare e quindi in un ottica che vede il Concilio Vaticano II come una spaccatura rispetto al passato, oppure come ispiratore del Concilio se si vede nel Concilio una continuità assoluta.

Soprattutto, si parla e si scrive di Pio XII per sostenere un certo modello di Chiesa, anziché un altro. Se si vede nel Concilio Vaticano II un momento di discontinuità molto forte rispetto al periodo pacelliano, ecco che su Pacelli si tenderà a dare un giudizio negativo.

Se invece si concepisce il Concilio come un semplice momento di “aggiornamento”, si tenderà a includere la figura di Pio XII in una tradizione che va da Pio IX (1846-1878) fino ad oggi.

Evitando di cadere da un eccesso ad un altro i due relatori hanno sottolineato come Pio XII abbia sicuramente influenzato il Concilio anche solo per la vicinanza temporale e la lunghezza del suo mandato papale e la molteplicità dei suoi scritti e delle sue encicliche (più di 40).

Il Concilio infatti va visto secondo i due relatori come una continuità del magistero della Chiesa e nei testi conciliari Pio XII è stato il più citato, ben 51 volte. Inoltre Pio XII aveva già cominciato ad affrontare nelle sue encicliche la responsabilità dei laici e il ruolo dei mezzi di informazione e comunicazione moderni come la televisione.

Nella seconda parte i due relatori hanno affrontato il ruolo di Pio XII durante la seconda guerra mondiale e in particolare relativamente alla discussione riguardante la posizione di Pio XII sulla Shoah. I due relatori hanno detto che i fatti storici dimostrano che la propaganda della leggenda nera su Papa Pacelli si è venuta a creare a partire dal 1963, con la prima rappresentazione del dramma di Rolf Hochhuth, Der Stellvertreter («Il Vicario»).

Recentemente è stata diffusa anche la testimonianza di un ex generale dei servizi segreti romeni, Ion Mihai Pacepa, per cui a ispirare l’opera di Hochhuth sarebbe stato proprio il KGB.

Prima di allora molti ebrei negli anni successivi al 1945 ringraziarono pubblicamente Pio XII per l’aiuto agli ebrei e Golda Meir in occasione della morte di Pio XII ricordò che “Quando il martirio più spaventoso ha colpito il nostro popolo, durante i dieci anni del terrore nazista, la voce del Pontefice si è levata a favore delle vittime. Piangiamo – disse – la perdita di un grande servitore della pace “.

Nel maggio 1955 l’Orchestra Filarmonica d’Israele volò a Roma per un’esecuzione speciale della Settima Sinfonia di Beethoven, come espressione della duratura gratitudine dello Stato d’Israele verso il Papa per l’aiuto prestato al popolo ebraico durante l’Olocausto.

Inoltre la questione ebraica e in generale la sensibilità verso l’Olocausto, subirono un mutamento sopravvenuto appunto all’inizio degli anni ’60, dopo una lunga rimozione nel periodo postbellico.

Il processo al criminale nazista Adolf Eichmann, condotto nel 1961 a Gerusalemme, spinse l’opinione pubblica internazionale a interrogarsi sulle responsabilità di ciò che era avvenuto.

Alcuni studiosi avanzano l’ipotesi che Pacelli, per vari motivi, abbia mantenuto una linea più “diplomatica” che “profetica” nei riguardi di Hitler e di Mussolini. Altri invece, come Andrea Riccardi, affermano che la prudenza del Vaticano servì a sostenere le tante iniziative di soccorso agli ebrei da parte di strutture e singoli fedeli cattolici.

Al di là dei diversi orientamenti storiografici, comunque oggi risulta chiaro che il problema dell’atteggiamento della Chiesa verso l’Olocausto non può essere riferito solo alla persona di Pio XII: la questione ha una portata collettiva, non individuale.

Per giudicare l’operato di Pio XII non bisogna pensare che tutti negli anni 40-45 anche all’interno della Chiesa avessero le stesse posizioni e le stesse strategie su come agire ed oltre al papa esistevano vari organi anche nazionali.

Riguardo a questo punto certamente ha influito la repressione dei nazisti dopo la forte posizione dei vescovi olandesi. Infatti Pio XII sapeva che se avesse pubblicamente denunciato le atrocità di Hitler verso gli ebrei, la situazione sarebbe facilmente peggiorata.

Non solo avrebbe esposto i cattolici a pericoli più gravi, ma sapeva anche che sarebbe fallita la sua azione di aiuto agli ebrei. Ogni volta che i vescovi cattolici protestarono, i nazisti aumentarono le deportazioni e le atrocità.

Oggi esistono documenti che provano come egli avesse agito in favore degli ebrei prima da Nunzio (nel novembre 1917, documenti degli archivi sionisti pubblicati negli anni Sessanta da Pinchas Lapide e recentemente rilanciati dalla Fondazione Pave the Way), poi da Segretario di Stato (ad esempio il documento ritrovato nell’archivio del cardinale Tisserant che attesta un interessamento in favore degli ebrei discriminati in Polonia).

Esiste anche l’epistolario di Pacelli con i vescovi tedeschi maggiormente esposti contro il nazismo. Inoltre come non esiste un documento scritto di Hitler che ordini la terribile “soluzione finale” contro gli ebrei, ma nessuno ovviamente dubita che sia stato il Führer in persona a pianificare il genocidio, lo stesso criterio dovrebbe essere applicato alla Chiesa cattolica e al Vaticano di fronte alla mancanza di un ordine scritto del Papa in favore degli ebrei.

Non contano solo i documenti, conta anche la realtà dei fatti relativi ai conventi e agli istituti religiosi che accolsero ebrei a Roma: quasi trecento su settecento. Davvero difficile immaginare che tutto ciò potesse avvenire senza la benedizione del Papa.

Riguardo al periodo in cui Pacelli era Nunzio in Germania e alla firma del concordato con la Germania del 1933 i relatori ricordano che la politica di Pio XI era quella di delegare agli organi delle Chiese nazionali le questioni locali e la firma dei concordati era ritenuta una garanzia per i cristiani cattolici anche dove come in Germania si sapeva che non sarebbero stati rispettati. Pacelli scrisse più volte per lamentarsi con Hitler della mancata applicazione del concordato.

Circa la polemica sull’enciclica di Pio XI che non fu pubblicata da Pacelli oltre a non essere possibile che un Papa pubblichi il testo di un predecessore con la sua firma Pio XII nella prima enciclica la Summi Pontificatus, del 20 ottobre 1939, affrontava lo stesso tema di quella del predecessore: l’unità del genere umano, minacciata dall’idolatria dello Stato e della razza. Pio XII condannava “la dimenticanza di quella legge di umana solidarietà e carità, che viene dettata e imposta (…) dalla comunanza di origine e dall’uguaglianza della natura razionale in tutti gli uomini, a qualsiasi popolo appartengano”.

Il presidente del centro culturale cattolico San Benedetto, Paolo Tanduo, ringraziando i relatori per le precise e approfondite relazioni ha dato appuntamento a tutti per continuare l’approfondimento dei temi di carattere storico – iniziati con la visione pubblica del film KATYN realizzata da questo centro culturale insieme alle Coop-Lombardia comitato soci Baggio-Corsico-Zoia – alla mostra “Sia che viviate sia che moriate. Martiri e totalitarismi moderni” che si terrà dal 12 al 18 ottobre prossimi, e al successivo incontro del 22 ottobre su “La Persecuzione dei cristiani nel mondo” con Padre Piero Gheddo.

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ZI09031511 – 15/03/2009
Permalink: http://www.zenit.org/article-17539?l=italian

Presentati allo Yad Vashem nuovi documenti favorevoli a Pio XII

Andrea Tornielli racconta un incontro a porte chiuse svoltosi a Gerusalemme

di Antonio Gaspari

ROMA, domenica, 15 marzo 2009 (ZENIT.org).- Domenica 8 e lunedì 9 marzo, nel corso di un convegno a porte chiuse organizzato da Yad Vashem e dallo Studium Theologicum Salesianum di Gerusalemme, un gruppo di studiosi si è ritrovato a discutere su Pio XII e l’Olocausto per fare il punto sullo stato della ricerca.

Andrea Tornielli, noto vaticanista nonché autore di diversi libri su Pio XII, presente all’incontro in qualità di delegato, ha raccontato in un articolo pubblicato da “il Giornale” (14 marzo) che “gli esperti riuniti a porte chiuse non hanno affrontato il problema della controversa didascalia, che in un padiglione del nuovo museo della Shoah presenta il Pontefice Pio XII in modo negativo, affermando che non protestò in alcun modo per la carneficina in atto contro il popolo d’Israele. Ma si è discusso liberamente, cercando di affrontare, con tempi contingentati, tutti gli aspetti della figura di Pio XII”.

Per conoscere i nuovi documenti presentati nell’incontro e i risultati raggiunti, ZENIT ha intervistato Andrea Tornielli.

Che cosa è successo nell’incontro a porte chiuse organizzato da Yad Vashem e dallo Studium Theologicum Salesianum di Gerusalemme?

Tornielli: Storici e studiosi che hanno scritto saggi e compiuto ricerche su Pio XII si sono messi attorno a un tavolo per discutere sullo stato della ricerca riguardo Papa Pacelli e la Shoah

Qual era lo scopo dell’incontro?

Tornielli: Lo scopo era quello di fornire un quadro il più possibile completo dello stato della ricerca. Non avevamo come “missione” quella di parlare della didascalia che presenta negativamente Pio XII nel museo di Yad Vashem. Ci siamo incontrati e confrontati, producendo documenti.

Chi vi ha partecipato?

Tornielli: La delegazione di studiosi invitati dallo Studium Theologicum Salesianum di Gerusalemme, su iniziativa del Nunzio Apostolico Antonio Franco e di don Roberto Spataro SdB, era rappresentata dai professori Thomas Brechenmacher, Jean Dominique Durand, Grazia Loparco, Matteo Luigi Napolitano e dal sottoscritto. Gli studiosi invitati da Yad Vashem erano Paul O’Shea, Michael Phayer, Susan Zuccotti e Sergio Minerbi. Il primo giorno è stata presente anche Dina Porat.

Quali tematiche sono state affrontate?

Tornielli: Abbiamo discusso di vari argomenti: l’esistenza o meno di uno iato tra il Pacelli pubblico e quello privato; il giudizio del Nunzio Pacelli nei confronti del nazismo, il concordato con la Germania del 1933, la reazione alle deportazioni e soprattutto alla razzia nel ghetto di Roma, il numero degli ebrei salvati nei conventi della capitale; le “ratlines” che hanno permesso la fuga dei criminali di guerra.

Che cosa ha detto il Nunzio, monsignor Antonio Franco?

Tornielli: Il Nunzio ha introdotto i lavori, insieme al direttore di Yad Vashem, ricordando che si trattava di un incontro e non di uno scontro. Ha ricordato che il convegno rappresenta la volontà di “un dialogo basato sulla fiducia”, perché tutti stiamo “cercando la verità”. L’Arcivescovo ha poi fatto notare come non esista un documento scritto di Hitler che ordini la terribile “soluzione finale” contro gli ebrei, anche se nessuno ovviamente dubita che sia stato il Führer in persona a pianificare il genocidio.

“Lo stesso criterio – ha detto il Nunzio – vorremmo fosse applicato alla Chiesa cattolica e al Vaticano di fronte alla mancanza di un ordine scritto del Papa in favore degli ebrei. Non contano solo i documenti, conta anche la realtà dei fatti”. Infatti, coloro che sostengono la tesi del “silenzio” e del disinteresse di Pio XII mostrano talvolta di utilizzare una metodologia di ricerca della storia bloccata nelle strettoie del positivismo, da tempo superato tra gli storici di professione.

Quali sono stati i fatti presentati che dimostrerebbero il grande lavoro svolto da Papa Pacelli in favore degli ebrei?

Tornielli: Si va dai documenti che provano come egli avesse agito in favore degli ebrei prima da Nunzio (nel novembre 1917, documenti degli archivi sionisti pubblicati negli anni Sessanta da Pinchas Lapide e recentemente rilanciati dalla Fondazione Pave the Way), poi da Segretario di Stato (ad esempio il documento che ho ritrovato nell’archivio del cardinale Tisserant che attesta un interessamento in favore degli ebrei discriminati in Polonia e relativo a una legge sulla macellazione rituale). Quindi sono stati prodotti i dati relativi ai conventi e agli istituti religiosi che accolsero ebrei a Roma: quasi trecento su settecento. Davvero difficile immaginare che tutto ciò potesse avvenire senza la benedizione del Papa.

Quali sono invece le accuse?

Tornielli: Devo dire sinceramente che le accuse non erano assolutamente nuove. Si è detto che il Papa non ha alzato la voce contro Hitler perché era anticomunista, si è detto che l’aiuto agli ebrei era frutto di iniziative spontanee, si è insistito sul fatto che non esiste traccia di una volontà papale in questo senso. Noi abbiamo prodotto una pagina del diario delle consulte di Civiltà Cattolica, nella quale il direttore padre Giacomo Martegani, il 1° novembre 1943, all’uscita dall’udienza con il Papa annota: “Il Santo Padre s’è interessato al bene degli ebrei”. Devo dire che l’accusa più pesante e davvero irreale è quella che ha avanzato – come sua ipotesi – Sergio Minerbi, il quale ha detto che il Papa avrebbe dato un via libera ai nazisti per fare la razzia del ghetto, purché facessero in fretta!

Quali conclusioni sono state raggiunte?

Tornielli: Non ci sono state conclusioni vere e proprie, ma – a quanto sembra – saranno pubblicati gli atti e soprattutto i documenti che sono stati discussi. E questo è già un gran risultato.

Come valuta l’incontro e quali, a suo giudizio, i passi futuri?

Tornielli: Lo giudico assolutamente positivo. E’ il primo di una serie di passi e di incontri, che manifesta una volontà di discutere, di ascoltare, di comprendere le ragioni degli altri. Il clima è stato cordiale.

 

ZI09061508 – 15/06/2009
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“Papa Pio XII è stato un vero eroe della II Guerra Mondiale”

La Fondazione Pave the Way scopre 2.300 pagine di nuovi documenti

 

NEW YORK, lunedì, 15 giugno 2009 (ZENIT.org).- La Fondazione Pave the Way (PTWF), con base a New York, ha annunciato la scoperta di più di 2.300 pagine di documenti originali risalenti agli anni compresi tra il 1940 e il 1945.I testi sono stati rinvenuti nel corso degli studi sul pontificato di Pio XII e da una loro prima analisi emergono ulteriori prove sull’intervento di Papa Pacelli nel salvataggio di numerosi ebrei dall’Olocausto.

Il presidente della Fondazione, Gary Krupp, ha affermato in un comunicato inviato a ZENIT che “per sostenere la nostra missione di identificare ed eliminare gli ostacoli tra le religioni, la PTWF si è impegnata in un progetto di ricerca privata pluriennale per diffondere le azioni del Vaticano durante la II Guerra Mondiale”.

“Con oltre 1.000 libri scritti sul tema – ha aggiunto – , è diventato dolorosamente ovvio che questa controversia non verrà mai risolta, anche dopo l’apertura degli Archivi Segreti Vaticani fino al 1958”.

La scoperta dei nuovi documenti è avvenuta in un monastero di Avellino. E’ possibile e anche probabile che molti altri documenti fondamentali possano trovarsi in diocesi maggiori.

Il rappresentante tedesco della PTWF Michael Hesemann ha analizzato alcuni documenti dell’Archivio Segreto Vaticano, attualmente aperto fino al 1939, e in essi ha ritrovato molti esempi “delle azioni dirette e del ministero pastorale di Eugenio Pacelli (Pio XII) per salvare gli ebrei dalla tirannia nazista”.

Ugualmente, ci sono “prove documentate” della “diretta intercessione di Pacelli per difendere gli ebrei della Palestina dai Turchi ottomani nel 1917 e del suo incoraggiamento a istituire una patria ebraica in Palestina nel 1925”.

“Poiché la storia presunta è stata la giustificazione per odio, vendette e guerre, gli storici non hanno la responsabilità morale fondamentale di ristabilire la verità?”, chiede Gary Krupp.

Il presidente della Fondazione Pave the Way si è detto “deluso” dall’influenza di molti sedicenti storici che “hanno fallito nel ricercare le prove relative a questo periodo e sono rimasti in silenzio quando i fanatici hanno manipolato la verità”.

“Se la PTWF, come ricercatrice amatoriale, può scoprire tante informazioni, com’è possibile che dei cosiddetti storici e delle istituzioni accademiche abbiano permesso che la valutazione di Pio XII, che dura da 46 anni, non sia stata sfidata, influenzando le opinioni di più di un miliardo di persone?”.

In generale, la risposta accademica su questo vuoto storico, ricorda la Fondazione, afferma che ci si “riserva il giudizio di Pacelli fino a che il Vaticano non aprirà la sezione che abbraccia pienamente il pontificato di Pio XII”.

Gli onori e la gratitudine nei confronti di Papa Pio XII si sono radicalmente trasformati nel 1963 dopo la rappresentazione dell’opera teatrale “The Deputy” di Rolf Hochhuth.

“Attraverso delle testimonianze confermate – ricorda la PTWF –, abbiamo scoperto che quest’opera era parte di un piano del KGB che mirava a distruggere la reputazione della Chiesa cattolica”.

“Secondo le nostre ricerche imparziali, e sulla base delle moltissime prove che abbiamo scoperto, la conclusione innegabile è che Papa Pio XII è stato un vero eroe della II Guerra Mondiale”, afferma Gary Krupp.

“Probabilmente ha salvato più ebrei di tutti i leader politici e religiosi del mondo insieme. Nel vero spirito dell’eroismo, inoltre, ha fatto tutto ciò con la diretta minaccia dei fucili tedeschi puntati ad appena 200 metri dalle sue finestre”, ha concluso.

 

Comunismo e fratture ideologiche nel mondo cattolico spiegano la leggenda nera su Pio XII

Intervista al direttore de “L’Osservatore Romano”

di Jesús Colina

CITTA’ DEL VATICANO, domenica, 14 giugno 2009 (ZENIT.org). – La leggenda nera su Papa Pio XII (Eugenio Pacelli), che lo accusa di vicinanza al nazismo, ha due cause, secondo il direttore de “L’Osservatore Romano”: la propaganda comunista e le ricorrenti divisioni all’interno della Chiesa.

Giovanni Maria Vian le ha esposte in un’intervista concessa a ZENIT in occasione della pubblicazione del libro che ha coordinato dal titolo “In difesa di Pio XII. Le ragioni della storia” (Venezia, Marsilio, 2009, pagine 168, euro 13), presentato questo mercoledì dal cardinale segretario di Stato, Tarcisio Bertone, dal presidente di Marsilio Editori, Cesare De Michelis (università di Padova), e dagli storici Giorgio Israel (università di Roma La Sapienza), Paolo Mieli (università di Milano, per due volte direttore del “Corriere della sera”) e Roberto Pertici (università di Bergamo).

Il direttore del quotidiano vaticano e storico non esita a riprendere l’espressione “leggenda nera”, perché di fatto Papa Pacelli, che alla sua morte nel 1958 ricevette elogi unanimi per l’opera svolta durante la seconda guerra mondiale, è stato poi davvero demonizzato.

Come è stato allora possibile un simile rovesciamento d’immagine, verificatosi per di più nel giro di pochi anni, più o meno a partire dal 1963?

Propaganda comunista

Vian attribuisce in primo luogo questa campagna contro il Papa alla propaganda comunista intensificatasi al tempo della Guerra Fredda. “La linea assunta negli anni del conflitto dal Papa e dalla Santa Sede, avversa ai totalitarismi ma tradizionalmente neut rale, nei fatti fu invece favorevole all’alleanza antihitleriana e si caratterizzò per uno sforzo umanitario senza precedenti, che salvò moltissime vite umane”, osserva.

“Questa linea fu comunque anticomunista, e per questo, già durante la guerra, il Papa cominciò a essere additato dalla propaganda sovietica come complice del nazismo e dei suoi orrori”.

Lo storico ritiene che “anche se Eugenio Pacelli è sempre stato anticomunista, non ha mai pensato che il nazismo potesse essere utile per arrestare il comunismo, al contrario”, e lo prova con dati storici.

In primo luogo, “appoggiò tra l’autunno del 1939 e la primavera del 1940, nei primi mesi del conflitto, il tentativo di rovesciare il regime hitleriano da parte di alcuni circoli militari tedeschi in contatto con i britannici”.

In seconda istanza, Vian afferma che dopo l’attacco della Germania all’Unione Sovietica a metà del 1941 Pio XII dapprima si rifiutò di schierare la Santa Sede con quella che veniva presentata come una crociata contro il comunismo e poi si adoperò per smussare l’opposizione di moltissimi cattolici statunitensi all’alleanza degli Stati Uniti con l’Unione Sovietica staliniana.

La propaganda sovietica, ricorda lo studioso, è stata ripresa con efficacia nell’opera teatrale “Der Stellvertreter” (“Il vicario”) di Rolf Hochhuth, rappresentata per la prima volta a Berlino il 20 febbraio 1963, che presentava il silenzio del Papa come indifferenza di fronte allo sterminio degli ebrei.

Già allora, constata Vian, fu notato che questo dramma rilancia molte argomentazioni sostenute da Mikhail Markovich Scheinmann nel libro Der Vatican im Zweiten Weltkrieg (“Il Vaticano nella seconda guerra mondiale”), pubblicato in precedenza in russo dall’Istituto Storico dell’Ac cademia Sovietica delle Scienze, organo di propaganda dell’ideologia comunista.

E una nuova prova dell’opposizione di Pio XII al nazismo è il fatto che i capi del Terzo Reich considerassero il Papa un autentico nemico, come dimostrano i documenti degli archivi tedeschi non per caso mantenuti inaccessibili dalla Germania comunista e solo di recente aperti e studiati, come ha sottolineato un articolo di Marco Ansaldo su “la Repubblica” del 29 marzo 2007.

Il libro curato da Vian raccoglie un testo del giornalista e storico Paolo Mieli, uno scritto postumo di Saul Israel, biologo, medico e scrittore ebreo, contributi di Andrea Riccardi, storico e fondatore della Comunità di Sant’Egidio, degli Arcivescovi Rino Fisichella, presidente della Pontificia Accademia per la Vita, e Gianfranco Ra vasi, presidente del Pontificio Consiglio per la Cultura, del Cardinale Tarcisio Bertone, Segretario di Stato, e infine l’omelia e i due discorsi tenuti da Benedetto XVI in memoria del suo precedecessore.

Divisione ecclesiale

Il discredito di Pio XII ha avuto promotori anche all’interno della Chiesa a causa della divisione tra progressisti e conservatori che si accentuò durante e dopo il Concilio Vaticano II, annunciato nel 1959 e conclusosi nel 1965, afferma il direttore.

“Il suo successore, Giovanni XXIII, Angelo Giuseppe Roncalli, prestissimo venne salutato come ‘il Papa buono’, e senza sfumature sempre più contrapposto al predecessore: per il carattere e lo stile radicalmente diversi, ma anche per la decisione inattesa e clamorosa di convocare un concilio”.

Le avversioni cattoliche su Papa Pacelli erano state precedute già nel 1939 dagli interrogativi del filosofo cattolico francese Emmanu el Mounier, che criticò il “silenzio” del Papa di fronte all’aggressione italiana dell’Albania.

Pio XII venne criticato anche da “ambienti dei polacchi in esilio”, che gli rimproveravano il silenzio di fronte all’occupazione tedesca.

In questo modo, in seguito, quando la Chiesa si polarizzò a partire dagli anni Sessanta, quanti si opponevano ai conservatori attaccavano Pio XII visto come un simbolo di questi ultimi, alimentando o utilizzando argomentazioni della “leggenda nera”.

Giustizia storica

Il direttore de “L’Osservatore Romano” sottolinea che questo libro non nasce da un intento di difesa aprioristica del Papa, “perché Pio XII non ha bisogno di apologeti che non aiutano a chiarire la questione storica”.

Per quanto riguarda i silenzi di Pio XII, non solo sulla persecuzione ebraica (denunciata senza clamore ma inequivocabilmente nel messaggio natalizio del 1942 e nel discorso ai Cardinali del 2 giugno 1943), ma anche di fronte ad altri crimini nazisti, lo storico sottolinea che questa linea di comportamento era finalizzata a non aggravare la situazione delle vittime, mentre il Pontefice si mobilitava per aiutarle sul campo.

“Lo stesso Pacelli più volte s’interrogò sul suo atteggiamento, che fu dunque una scelta consapevole e sofferta di tentare la salvezza del maggior numero possibile di vite umane piuttosto che denunciare continuamente il male con il rischio reale di orrori ancora più grandi”, spiega Vian.

Nel libro Paolo Mieli, di origine ebraica, afferma in questo senso: “Prendere per buone le accuse a Pacelli equivale a trascinare sul banco dei presunti rei, con gli stessi capi di imputazione, Roosevelt e Churchill, accusandoli di non aver pronunciato parole più chiare nei confronti delle persecuzioni antisemite”.

Ricordando che alcuni membri della sua famiglia morirono nell’Olocausto, Mieli ha detto testualmente: “Io non ci sto a mettere i miei morti sul conto di una persona che non ne ha responsabilità”.

Il testo pubblica anche uno scritto inedito di Saul Israel scritto nel 1944, quando, con altri ebrei, aveva trovato rifugio nel convento di Sant’Antonio in via Merulana, a Roma.

Il figlio, Giorgio Israel, che ha partecipato alla presentazione del libro, ha aggiunto: “Non fu qualche convento o il gesto di pietà di pochi e nessuno può pensare che tutta questa solidarietà che offrirono le chiese e i conventi avvenisse all’insaputa del Papa o addirittura senza il suo consenso. Quella su Pio XII resta la leggenda più assurda che si sia fatta circolare”.

Al di là della leggenda nera

Vian spiega poi che il libro da lui curato non ha inteso soffermarsi sulla questione d ella leggenda nera. Anzi, “a mezzo secolo dalla morte di Pio XII (9 ottobre 1958) e a settant’anni dalla sua elezione (2 marzo 1939) sembra formarsi un nuovo consenso storiografico sulla rilevanza storica della figura e del pontificato di Eugenio Pacelli”.

L’intento del libro è soprattutto quello di contribuire a restituire alla storia e alla memoria dei cattolici un Papa e un pontificato di importanza capitale per moltissimi aspetti che nell’opinione pubblica restano offuscati dalla polemica suscitata dalla leggenda nera

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